FERRARA – NELL’IMPASSE culturale, più che mai provinciale, sociale e politica italiana, l’internazionalità è spesso posta in secondo piano. L’allargamento verso orizzonti lontani anni luce dall’anormalità che caratterizza la galassia Italia sembrerebbe essere ancora oggi un’utopica condizione. Le conseguenze di un’Italia che si fondò prima del ‘facimento’ della sua stessa popolazione sono l’ennesima conferma di uno stato-nazione e non di una nazione-stato. Il forte legame al più spietato campanilismo contribuisce notevolmente a creare questa barriera culturale; l’attaccamento ai soli problemi della politica domestica ne sono la conseguenza, non l’origine.
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E’ in questo contesto del tutto isolato che riviste come Internazionale tentano di smuovere le dinamiche chiuse di un Paese culturalmente aperto. La quarta edizione del Festival di Internazionale a Ferrara e il suo successo ne costituiscono la prova. Migliaia di persone affollano l’affascinante città Emiliana, in lungo e in largo, da Piazza Castello a Via Carbone passando per il Municipio. Un evento di singolare portata, unica e vera occasione per respirare colori, costumi e culture a noi estranee. Qui si prova a guardare le cose da una prospettiva diversa, in una visione globale; con occhi diversi. Le belle giornate e la tradizione culinaria ferrarese aiutano a rendere l’ambiente unico.
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Alcuni tra i migliori giornalisti di tutto il mondo offrono il loro apporto, compaiono, tengono conferenze ed incontri, se ne rivanno non prima di aver concesso brevi interviste a giovani blogger pretenden-giornalisti. La mia fortuna è stata quella di aver avuto la possibilità di fingermi giornalista per tre giorni, con un ‘pass’, l’accesso all’ufficio stampa, alle conferenze e agli incontri oltre ad avere diritto a due interviste. Tim Harford, giornalista britannico del Financial Times e autore di numerosi libri, e Loretta Napoleoni, autorevole economista italiana e anch’essa autrice di diversi saggi. Entrambi due menti brillanti, mi raccontano la loro visione dell’economia e del mondo attuale, con un occhio di riguardo all’emergente Est.
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Ciò che più mi ha sorpreso a Ferrara è stata l’interesse che migliaia di italiani nutrono verso le politiche internazionali. Già un settore di nicchia, la politica estera offre in verità la vera chiave di lettura delle problematiche insite nel nostro Paese; offre occasioni di un confronto alla pari con realtà diverse dalle nostre. L’indifferenza comune italiana verso le questioni civiche, indubbiamente, è un problema effettivo, ma alle volte viene insensatamente esagerato. Ed è da qui, da questa prova concreta rappresentata dal Festival di Internazionale a Ferrara, che partono le mie speranze. Di eventi così ce ne dovrebbero essere tanti perché agli italiani la politica internazionale piace. Hanno capito che è fondamentale.





[...] La chiusura del festival [...]