FERRARA – LA piazza municipale, sita nella bellissima cornice del palazzo Estense, è gremita di persone, sopratutto giovani. Questo pomeriggio si affronta il tema delle frontiere digitali, e di come tutti i nuovi e molteplici mezzi informatici stiano cambiando l’idea di giornalismo e di informazione. Intervengono Oliver Reichenstein, noto webdesigner che ha ridisegnato nel 2010 il sito di Internazionale, e Luca Sofri direttore della rivista online “Il Post”. I due ospiti dialogano con il direttore di Internazionale Giovanni De Mauro.
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La domanda con cui si apre il dibattito è incentrata sulla comprensione di qual’è l’effettiva collocazione di giornali e riviste su internet, e di come e perché un quotidiano dovrebbe avere la sua versione online.
Oliver fa notare come quotidiani e riviste su internet puntino maggiormente sulla trasparenza e quindi sull’oggettività, rispetto ai propri affini cartacei, e di come l’essere trasparenti non faccia guadagnare quanto non esserlo. Il giornalismo online del futuro si focalizza sui settimanali, dove si può trovare un informazione più approfondita, per i quotidiani il discorso è molto più complesso. Si può notare come negli ultimi anni molti quotidiani e settimanali hanno trasferito parte della propria informazione su siti web, ma con spesso scarsi risultati, cosa che non è stata per Internazionale, fa notare Luca Sofri. Risulta abbastanza chiaro dalla prima parte del dibattito che internet rappresenta il futuro dell’informazione. Sono due principalmente gli elementi su cui hanno puntato i siti di informazione, come quello di Internazionale e Il Post, e sono la semplicità grafica e l’efficienza.
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Dall’esperienza di una rivista come Newsweek, si possono comprendere molti dei mutamenti che stanno avvenendo per l’informazione sulla rete. La rivista ha da poco rinnovato il sito, dopo aver passato un periodo difficile economicamente, cambiando proprietario ed editore. Il nuovo sito non si è quotidianizzato nella pubblicazione delle informazioni, come è successo a molti settimanali, ma ha invece puntato su pochi aggiornamenti ma molto approfonditi, e questo è risultato essere un grande successo.
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Un sito deve fare pubblicità alla associata carta stampata ma in che misura, cioè qual’è il limite tra ciò che il giornale deve rappresentare online e su carta. Ovviamente il giornalismo deve essere un dialogo democratico, e questo avviene molto poco spesso, sottolinea Oliver. Se ciò avvenisse esperienze come quella di Internazionale sarebbero maggiormente prese in considerazione. Molto spesso i giornali nel trasferire parte della loro informazione online, riversano anche un indiscriminato numero di pubblicità per aumentare i propri introiti, cosa che internet permette con molta più semplicità rispetto alla carta stampata. Ci sono giornali che guadagnano più del 70% delle proprie entrate online e solo il resto tramite le vendite di giornali e abbonamenti. Internazionale in controtendenza riceve dalle pubblicità online solo il 20% dei propri incassi totali, il resto proviene dagli abbonamenti e dalle vendite del giornale.
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La seconda parte della discussione si allarga all’interazione che ha il pubblico con i giornali online.
Ridisegnando il sito di Internazionale, aggiunge Giovanni De Mauro, abbiamo perso molti dei contenuti che erano presenti nel vecchio sito, come forum e aree commenti. Questi contenuti non sono scomparsi altresì si sono evoluti e migrati in nuovi e più vasti mezzi di condivisione come Facebook e Twitter. Attraverso i social network è cambiata completamente l’interazione, l’utente condivide la notizia ed è lui ha cominciare una discussione, spesso limitata ai suoi contatti ma che può anche trabordare tramite gruppi estesi o pagine dedicate. Prima quando si commentava su un sito spesso si aprivano accese ed aspre discussioni dai toni non sempre pacati, sfociando addirittura nel turpiloquio, ma visto il largo uso dei nickname le responsabilità rimanevano generiche. Con i social network episodi di volgarità e trivialità sono diminuiti, e questo può essere dovuto al fatto che per esempio su Facebook si parla in prima persona, con una diversa rintracciabilità e conseguente responsabilità.
Questa tendenza al dialogo verso cui internet sembra stia virando, si scontra con quello che i giornali della carta stampata vorrebbero far apparire, descrivendo la rete come una accozzaglia deteriore ricolma di volgarità. La verità forse giace nel mezzo, nel senso che la rete raccoglie talmente tante informazioni e notizie, che non è sempre semplice discernere cosa è spazzatura e cosa non lo è, per questo è necessaria una giusta educazione al mezzo informatico. Inoltre i mezzi di comunicazione televisivi e cartacei raggiungono livelli di volgarità non meno deteriori di quelli riscontrabili in rete.
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Infine il dibattito si chiude con la domanda forse più fondamentale di tutte, cioè quale sarà il futuro della carta stampata. I tempi cambiano velocemente sopratutto nell’ambito dell’evoluzione tecnologica, e sembra necessario che l’informazione tenga il passo a questa continua crescita. Bisogna creare prodotti dinamici che sappiano riconvertirsi continuamente adattandosi alle esigenze del mercato, ma al contempo cercando di non svilire, ne ridurre i contenuti. É ovviamente difficile fare previsioni e dire quale sarà il destino della carta stampata, le variabili in gioco sono molte e sarebbe azzardato fare ipotesi.
Quello che si sa è che in futuro si sentirà sempre di più il bisogno di definire quali siano le informazioni che abbiano un contenuto civile e utilitaristico, e quali siano invece le informazioni tese al miglioramento culturale e dello stato conoscitivo del cittadino. Le prime ovviamente manterranno una forte richiesta ed è giusto che siano anche acquisite a pagamento, soprattutto per far valere il lavoro di chi le ha procurate. Per le altre si sentirebbe il bisogno, e si sente già oggi, di una fruizione maggiore e gratuita, ed è infatti responsabilità della società informare e rendere consapevoli i cittadini. Se si educa il tessuto sociale alla disinformazione, il sapere diventa inevitabilmente sempre più elitario, e quindi le informazioni costeranno sempre di più e saranno in possesso di pochi.
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Nei giornali la direzione è molto importante, aggiunge Giovanni De Mauro, infatti se un giornale è proprietà di un ricco investitore, che ha specifici interessi in vari settori economici inevitabilmente questo andrà ad influire sugli argomenti e sui temi trattati dal suo editore, limitando l’informazione.
Se invece lo stipendio dei redattori venisse dai cittadini, non prevarrebbero limitati interessi specifici di alcuni settori economici, e questo amplierebbe l’informazione possibile e allo stesso tempo renderebbe le notizie più accessibili ed economiche.
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Chiudiamo l’articolo con un esempio semplice e innovativo, datoci dal quotidiano inglese The Guardian. Il direttore del giornale poco tempo fa ha deciso di fare una ricerca su quanti giornali venivano venduti giornalmente al di fuori del territori britannico a cavallo del 1950, per poi confrontare questo dato con gli attuali contatti esteri giornalieri del sito. Nel 1950 venivano distribuite 170 copie di giornali all’estero, oggi oltre un milione di persone da tutto il mondo si connette giornalmente online al giornale. L’informazione online del The Guardian è gratuita e completa, e con un investimento molto inferiore a molti altri quotidiani e settimanali è stato allestito un sito semplice ed efficiente, uno dei due quotidiani online più letti al mondo insieme al New York Times. Oggi a differenza degli anni ’50, un articolo di un giornalista del The Guardian è letto da milioni di persone in tutto il globo, entrando nella cultura, nelle discussioni e nella società. Un esperienza come quella del The Guardian che coniuga l’investimento economico e umano con la necessità di un informazione gratuita e libera, cambia e migliora il tessuto sociale e giornalistico esistente.





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