C’E’ UN PAESE dove la classe politica abusa dei suoi scarsi indici di popolarità. C’è un paese che in questi frangenti si trova sotto attacco per quanto riguarda la stabilità e la tenuta del suo debito sovrano. Questo paese è il Portogallo, un paese che negli ultimi anni era balzato agli onori della cronaca non tanto per la politica o per l’economia, ma per il turismo e le imprese calcistiche della sua nazionale di calcio, il “Brasile d’Europa”.
Il Portogallo, come è noto, fa parte dei cosiddetti “Pigs”, acronimo dispregiativo per definire Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna. Ovvero paesi non molto morigerati per quanto riguarda il bilancio e considerati irresponsabili dai loro altri partner dell’Eurozona. Per farla breve: i paese che con la loro crisi, soprattutto per quanto riguarda la Spagna, rischiano di mettere seriamente in discussione l’impalcatura europea e la stabilità della zona Euro.
Nel bel mezzo di trattative ancora serrate con l’oramai familiare terzetto Ue-Bce-Fmi per ottenere prestiti agevolati sulla falsariga del caso greco e irlandese, a Lisbona a causa di questa crisi del debito ci ha rimesso le penne lo stesso governo nazionale del socialista Josè Socrates, battuto in Parlamento proprio sul controverso e copioso piano di austerità che il governo di Lisbona intendeva infliggere, agli occhi della scettica opinione pubblica, ai cittadini lusitani.
Ed è forse questo l’elemento chiave di questo scenario politico che vedrà il Portogallo tornare alle urne il 5 giugno per dare, possibilmente, al paese una maggioranza assoluta ad uno schieramento politico, cosa non registrata alle ultime legislative.
Le dimissioni di Socrates, infatti, hanno portato alla convocazione dei comizi elettorali e all’inizio di una serrata campagna elettorale. Se nello scacchiere del centrosinistra la guida dal Partito Socialista di Socrates appare quanto mai offuscata, il leader del Partito Socialdemocratico, e probabile futuro premier, Passos Coelho risulta in vantaggio negli ultimi sondaggi di cinque punti percentuali rispetto allo sfidante socialista.
Bisogna ricordare che il Partito Socialdemocratico, a differenza dell’ingannevole nome, è propriamente un partito di centrodestra, aderente al Partito Popolare Europeo e formazione politica del presidente della Commissione Europea, nonché ex premier portoghese, Josè Manuel Barroso (“The Post Internazionale” molto spesso, in articoli legati al Brasile, ha cercato sempre di evidenziare questa differenza).
Da segnalare, nello scacchiere politico lusitano, l’esistenza di una forza politica centrista, il Cds di Paulo Portas, quotato sopra il 10% nelle rilevazioni demoscopiche e indicato da molti come probabile partner di governo in un futuro esecutivo a guida socialdemocratica.
Il Portogallo è una repubblica parlamentare in cui però, a differenza del caso italiano, il Capo dello Stato è eletto a suffragio universale. L’attuale Presidente della Repubblica e Anìbal Cavaco Silva, esponente dei socialdemocratici, ma capace di coagulare su di lui alle ultime presidenziali un consenso al di sopra delle mere divisioni e differenze partitiche.
Divisioni che, invece, sembrano emergere in questa tornata elettorale e che registra del resto un elevato tasso di impopolarità della classe politica nazionale. La più alta d’Europa. Del resto il governo è caduto per una circostanza peculiare: attanagliato da una crisi economica di grandi dimensioni il governo non è stato in grado, anche a seguito dei numeri parlamentari usciti nelle ultime elezioni del 2009, ad ottenere la fiducia sull’importante pacchetto economico del premier Socrates.
Crisi di governo si sono registrate anche in altri paesi europei in una situazione critica a livello europeo: basti pensare al cambio di governo in Irlanda e allo stallo politico e governativo del Belgio, senza governo da oltre un anno, e considerato a rischio subito dopo i famigerati “Pigs”.
Lungi dal fare una lunga disamina dei dissesti e delle problematiche di stampo economico e di bilancio del Portogallo, si può ben inquadrare un problema di tipo strutturale che senz’altro si sta facendo sentire in questo periodo delicato: la presenza permanente nel paese di forti corporazioni, di uno scarso livello di mobilità sociale nell’ambito lavorativo e con conseguente “blocco” nell’accesso al mercato del lavoro delle giovani generazioni. Per non parlare del basso e scarso livello del sistema pensionistico nazionale molto spesso incapace di consentire la sopravvivenza mensile ai suoi cittadini.
Tutte conseguenze, del resto, di una forza economica improntata al corporativismo e plasmato per decenni nel corso della dittatura tecnocratica di Antonio Salazar e del suo “Estado Novo” che intendeva dare al Portogallo il profilo di una società economicamente autarchica e finalizzata all’autosufficienza. Il tutto non discostandosi dalla categoria politica del “fascismo” e dall’esperienza franchista in Spagna che, però, disponeva di un più elevato carico di venatura politica (ricordiamo che Salazar era un docente universitario). Una linea di politica economica prettamente autoritaria in cui si intendeva tutelare e difendere tenacemente lo status quo, l’autorità e le caratteristiche rurali e tradizionali della nazione.
L’essere usciti solo nel 1974, a seguito della fine dell’esperienza coloniale lusitana in Africa, da questa dittatura con queste caratteristiche non solo si fa sentire sui livelli di sviluppo sociale non ancora al 100% omologabili agli standard europei, ma anche sulla struttura economica del paese. Occorre dunque ridare dinamicità e concorrenza al sistema economico nazionale.
Questa è la principale sfida che spetta al futuro governo di Lisbona. Una dinamicità e una maggiore apertura all’esterno capace di sfruttare le importanti potenzialità del paese in merito all’import, all’export e alle relazioni diplomatiche extracontinentali e con le potenze emergenti.
E non si può non pensare al concetto di “Lusosfera” come unione delle realtà di lingua lusitana e ai rapporti tra Lisbona e Brasilia. Una “fortuna piovuta dal cielo”, poiché il Brasile risulta essere tra le più entusiasmanti e promettenti future potenze mondiali. Legata, per forza di cose, da una special relationship con il Portogallo. Insomma: coraggio Portogallo! Perché non solo sei un paese bellissimo, ma dalle infinite potenzialità.





