Cos’è Syriza
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Cos’è Syriza

Cos'è, cosa vuole e chi c'è dietro Syriza, il partito greco di sinistra radicale che ha messo sotto sopra il sistema politico in Grecia

05 Giu. 2015  

Se ne parla molto, in particolar modo almeno dal gennaio del 2015, quando ha trionfato alle elezioni in Grecia. Ma cos’è Syriza?

Syriza, acronimo greco di Coalizione della Sinistra Radicale, raccoglie al suo interno diverse formazioni politiche: alla sua nascita nel 2004 vi confluirono fazioni comuniste, il partito maoista, organizzazioni ecologiste e movimenti anarchici particolarmente popolari nel quartiere di Atene Exarchia.

La vocazione era quella di costruire un’opposizione alle politiche di austerity unendo tutti i soggetti di matrice marxista. Oltre dieci sigle si aggregarono per aggirare, con successo, lo sbarramento imposto dalla legge elettorale greca al 3 per cento e garantirsi così una rappresentanza parlamentare.

Oggi Syriza è indicato come il primo partito del Paese in termini di consenso elettorale e questo lo deve solo in parte alla perdita di popolarità dei suoi concorrenti. Il vasto consenso sul territorio è coperto con reti di associazioni, di cittadini e di assemblee che invitano la popolazione alla partecipazione.

Poco è rimasto della struttura tradizionale da partito marxista iniziale: la lotta di classe ha lasciato spazio alla più chiara linea anti austerity rivolgendosi soprattutto alla piccola e media imprenditoria, ai pensionati, agli studenti e agli impiegati pubblici.

Molti giovani partecipano alle vita pubblica con iniziative di assistenza e solidarietà ben radicate nel Paese e nelle zone più degradate di Atene. I militanti di Syriza hanno conquistato la fiducia sul territorio soprattutto grazie agli ambulatori popolari.

L’assistenza medica è un problema cruciale oggi in Grecia dopo che il governo ha dimezzato i fondi alla sanità pubblica nell’arco degli ultimi quattro anni. Le sedi di Syriza oggi sono spesso gli unici luoghi vivi in quartieri dove gran parte delle vetrine sono sprangate ormai da anni.

Punto di svolta per la storia di Syriza fu il collasso nel 2012 del partito socialdemocratico Pasok. Dopo la fuoriuscita dell’ex presidente George Papandreou, diversi amministratori locali e politici nazionali passarono a Syriza.

Furono seguiti da molti elettori del Pasok, scontenti di vedere il proprio partito al governo con la destra. Ad oggi, una sostenuta percentuale dei candidati di Syriza sul territorio viene dal Pasok, ed è stato proprio l’innesto di elettori e politici socialdemocratici a portare alla metamorfosi di Syriza verso una forza non più minoritaria ma di governo.

Al contempo questa nuova ondata di elettori e politici ha inquinato, secondo alcuni, la linea politica del partito spostandolo su linee troppo moderate.

Nelle parole di un loro ex elettore, il medico D. Matthaiou: “Sono diventati politici come gli altri, per diventare una forza di governo sono dovuti scendere a compromessi”.

La spaccatura nel partito c’è, è stata evidenziata anche da alcune critiche che il partito ha ricevuto in fase congressuale da correnti di sinistra. Ma al momento tutto è stato messo a tacere in attesa dei risultati del voto.

Cosa vuole Syriza?

Gli obiettivi di Syriza sono chiari: fermare il debito pubblico, combattere la disoccupazione e garantire il welfare a tutti i greci.

La Grecia si trova al momento in condizioni economiche disastrose. La disoccupazione è aumentata del 273 per cento dal 2009 a oggi, attestandosi al 25 per cento circa su scala nazionale. Il che vuol dire che 1,3 milioni di cittadini greci sono disoccupati.

Se si aggiunge la popolazione inattiva, il dato schizza a oltre tre milioni a fronte di tre milioni e mezzo di occupati.

Stando ai sondaggi, è proprio questo il bacino elettorale di Syriza: e cioè tutti quelli che la crisi ha lasciato senza lavoro e che non credono più nelle soluzioni proposte da Samaras e dal suo partito Nea Demokratia.

A queste persone il leader di Syriza Alexis Tsipras ha presentato la sua cura per l’economia del Paese, alternativa a quella offerta sino a oggi dalla destra, costruita attorno a un punto essenziale: la rinegoziazione del debito pubblico con l’Europa.

Nello specifico il programma di Syriza propone la regolarizzazione dei debiti con lo stato attraverso un sistema di pagamenti che non superi il 20 per cento del reddito per cittadino.

Tsipras vorrebbe anche istituire una banca intermediaria che acquisisca i debiti con le banche e si rifaccia sul cittadino per un compenso mai superiore al 30 per cento del suo reddito, e che vi sia l’esenzione per tutti coloro che vivono sotto la soglia della povertà (circa il 32 per cento della popolazione).

Altro punto fondamentale è l’impedimento al pignoramento della prima casa e della messa in asta in caso di mancato pagamento del mutuo, nonché l’istituzione di una tassa sui grandi patrimoni

Stando agli ultimi sondaggi, se si dovesse confermare la percentuale tra il 32 e il 35 percento e se meno di sei partiti dovessero passare la soglia di sbarramento del 3 per cento, Syriza avrà una maggioranza autonoma in Parlamento di oltre 150 seggi su un totale di 300 parlamentari.

Chi è Alexis Tsipras?

Per la campagna elettorale ha scelto una foto col pugno sinistro alzato. Alexis Tsipras, ingegnere di quaranta anni, ha alle spalle una vita di militanza nel Partito Comunista Greco, prima, e poi nella Coalizione delle Sinistre e dei Movimenti Ecologisti, che successivamente confluirà in Syriza.

Carismatico, giovane e buon oratore, Tsipras ha percepito da subito che la centralità del debito greco nella questione europea poteva diventare un’arma a suo favore.

La Grecia, infatti, diventò dal 2009 argomento di discussione in tutta Europa e Tsipras assunse il ruolo di interlocutore per tutte le sinistre europee, inclusa quella italiana, che nel 2014 partecipò alle elezioni europee con una lista che portava il suo nome.

Tsipras decise di impostare la sua campagna elettorale sulla parola “speranza” innestando una battaglia contro la destra di Samaras che invece giocò la propria sulla paura che Syriza avrebbe potuto vanificare gli sforzi e i sacrifici del popolo greco.

Gli attacchi di Tsipras però sono contro l’austerity voluta da Bruxelles e in particolare contro Angela Merkel, di cui bene conosce il tasso d’impopolarità in Grecia. Tsipras si riferisce spesso alla cancelliera come “uno dei 28 presidenti europei”.

Stando a un sondaggio dell’istituto demoscopico dell’università Panteion, Alexis Tsipras ispira fiducia come leader agli elettori di centro sinistra: grazie alla sua campagna elettorale ha guadagnato consensi anche su quegli elettori che non appartengono al suo partito.

Lo stesso sondaggio indica una percentuale, intorno circa al 10 per cento dei votanti, che si dice sì elettrice di Syriza ma che al contempo non vede Alexis Tsipras come un possibile leader di governo.

Micaela Vax, 38 anni impiegata in un’agenzia di credito, è tra queste: “Io credo che voterò Syriza, ma non amo Tsipras, ho visto troppi suoi salti mortali per accontentare tutti. Riesce sempre a dire quello che il suo pubblico si aspetta, ma è spesso in contraddizione con se stesso”.