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Guerra in Ucraina: come cambia il conflitto con gli F16

Appena un anno fa era fuori discussione, presto invece sarà realtà. L’Ucraina avrà anche gli F16, dopo aver già ottenuto lanciarazzi, carri armati e missili da Usa, Ue e Nato. Ma neanche questo basterà a mettere fine alla guerra e non è certo una novità, almeno per gli Stati Uniti. Mesi fa, fu proprio il capo di Stato maggiore delle forze armate statunitensi, Mark Milley, a spiegare che non esiste una soluzione militare al conflitto.

Non solo: la consegna richiederà fondi e tempo e ancora di più ce ne vorrà per addestrare i piloti. Insomma, in futuro i caccia multi-ruolo potranno anche risultare efficaci sul campo di battaglia, ma non potranno essere decisivi. Intanto, in mancanza di trattative diplomatiche, la guerra proseguirà.

Tempi lunghi, costi alti
Il caccia supersonico promesso a Zelensky è un’arma sofisticata e costosa. Lo F16 Fighting Falcon ha fatto il suo debutto nei cieli nel 1976 ed è attualmente in servizio in 25 Paesi, dove se ne contano in tutto quasi 3.000 esemplari. È adatto sia ai combattimenti aria-aria che per attacchi aria-terra ed è già stato schierato in Kosovo, Afghanistan e Iraq. Sviluppato dalla statunitense Lockheed Martin, è prodotto negli Usa e in alcuni stabilimenti autorizzati in Belgio, Danimarca, Paesi Bassi e Norvegia, che potrebbero fornire a Kiev i propri aerei sostituendoli con nuovi F35.

Ma i tempi sono lunghi. Sebbene nel gennaio scorso il direttore operativo della Lockheed Martin, Frank St. John, abbia annunciato al Financial Times l’intenzione di accelerare la produzione del velivolo a Greenville, in Carolina del Sud (dove si realizzano fino a 4 caccia al mese), per «rifornire qualunque Paese decida di effettuare trasferimenti a terze parti per aiutare» lUcraina, al momento non è chiaro quanti velivoli saranno inviati a Kiev (che ne ha chiesti 200) né da chi. Mentre gli Usa non sembrano intenzionati a privarsi di nessuno delle centinaia di F16 in servizio presso lAeronautica o la Marina, finora Paesi Bassi, Belgio e Danimarca si sono impegnati solo ad aiutare ad addestrare i piloti, un processo che richiederà uomini e tempo. Stando a un documento secretato della U.S. Air Force divulgato da Yahoo News, ci vorranno almeno 4 mesi perché gli ucraini imparino a padroneggiare il caccia, mentre per Politico Kiev avrebbe a disposizione non più di 50 piloti esperti in grado di sostenere tale addestramento.

Il problema però riguarda anche i costi visto che, a seconda del modello, il prezzo di questi jet può arrivare a 68 milioni di dollari ciascuno. Alla fine dello scorso anno, Joe Biden ha firmato un nuovo pacchetto di aiuti per l’Ucraina da 45 miliardi di dollari, che dovrebbe coprire tutto il 2023. Oltre questa data però non v’è certezza: la maggioranza repubblicana alla Camera infatti potrebbe rallentare o bloccare nuovi stanziamenti. Ergo non si sa nemmeno chi alla fine pagherà il conto. In discussione però c’è anche l’efficacia dei caccia in questo conflitto.

Un martello senza incudine?
Una curiosa caratteristica della guerra in corso in Ucraina, in tutta la sua tragicità, è il fatto che dopo 15 mesi nessuna delle due parti gode ancora di una piena superiorità aerea. Il continuo rifornimento di ricambi per l’aeronautica, velivoli dell’era sovietica e droni dall’Europa e dal Nord America ha permesso alle forze di Kiev di continuare a volare sui propri cieli, nonostante lo squilibrio delle forze in campo con le Vks, il corpo armato aerospaziale russo, e l’arsenale missilistico di Mosca.

Tuttavia, come notato nel settembre scorso a un incontro dell’Atlantic Council dall’ex comandante delle forze statunitensi in Europa, Philip Breedlove, tale situazione sembra voluta. Entrambe le parti, secondo lex militare, si ritrovano in una condizione di «reciproca negazione», in cui il supporto aereo è limitato alle sole regioni di cui detengono il controllo. Al di là dei raid missilistici e con droni, nessuno dei due belligeranti spinge la propria aeronautica troppo lontano dalla linea del fronte. Il motivo potrebbe risiedere nell’eredità sovietica, la cui dottrina bellica prevedeva l’impiego delle operazioni aeree di concerto con l’avanzata delle truppe, a differenza della strategia occidentale basata su pesanti campagne di bombardamenti che precedono la penetrazione terrestre. In entrambi i casi comunque, come spiegato da Robert A. Pape nel numero dello scorso ottobre di Foreign Affairs, «la negazione funziona meglio attraverso una strategia “martello e incudine”, in cui la forza combinata di potenza aerea e di terra mette il nemico di fronte a una situazione da Comma 22: se concentra le sue forze terrestri per resistere al meglio a un assalto, queste diventeranno vulnerabili dall’aria e il martello aereo potrà farle a pezzi. Viceversa, se disperde le truppe su una vasta area per rendere più difficili i raid dal cielo, rischia di esporle a una facile sconfitta sul campo».

Per funzionare, insomma, questa strategia richiede non solo forze aeree preparate e grande potenza di fuoco ma anche molte truppe ben addestrate, qualcosa di cui Kiev comincia a scarseggiare. L’ultima stima ufficiale ucraina risale al dicembre scorso e parla di appena 13mila soldati morti nel conflitto anche se, come rivelato a marzo dal Washington Post, la Germania stima in almeno 120mila i morti e i feriti tra i militari ucraini. Nonostante Kiev non fornisca cifre sicure nemmeno agli alleati, l’intelligence ucraina ammette da mesi l’inferiorità numerica e la scarsità di munizioni rispetto al nemico.

In questa situazione, seppur utili, gli F16 rischiano di non essere decisivi visto che le difese aeree russe risultano tuttora intatte, come recentemente sottolineato dal think tank britannico Rusi. Per gli ucraini, secondo l’analista di guerra aerea del medesimo centro studi Justin Bronk, persino con i caccia di quarta generazione sarebbe arduo bombardare le posizioni nemiche, a causa dei missili e dei radar difficili da eludere e che costringerebbero i jet a volare a quote basse: «(Gli F16, ndr) Andrebbero solo ad aggiungersi alle opzioni di attacco esistenti come (le batterie d’artiglieria, ndr) Himars e attingerebbero da scorte limitate», visto che i velivoli e piloti sarebbero difficilmente rimpiazzabili. Così, al netto di possibili reazioni scomposte da parte del Cremlino – che continua a minacciare il ricorso al nucleare – si rischia solo di prolungare il conflitto all’infinito.

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