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Il grande bluff, cronaca del colpo di mano fallito da Wagner: ecco cosa è successo (davvero) in Russia

La Russia è stata colpita da una crisi senza precedenti quando Yevgeny Prigozhin, capo della compagnia militare privata “Wagner”, ha dato ordine ai suoi mercenari di dirigersi verso Mosca per rovesciare i vertici militari russi, da lui considerati corrotti e inadeguati, in quella che è apparsa mediaticamente come una vera e propria rivolta armata contro il presidente russo Vladimir Putin, ormai suo ex alleato.

Le acque sembrano poi essersi calmate dopo l’annuncio del portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, secondo cui i miliziani avevano interrotto la loro marcia verso la capitale russa ed erano tornati sui propri passi dopo l’accordo raggiunto tra Prigozhin e il presidente bielorusso Alexander Lukashenko, sottolineando che il Cremlino avrebbe fatto cadere le accuse di tradimento contro il capo della Wagner esiliandolo in Bielorussia e garantendo l’amnistia alle sue milizie.

Sotto ogni aspetto, la disputa lascia una crepa profonda nella piramide del potere di Putin, che potrebbe essere costretto a perdere alcuni dei suoi generali più importanti e a modificare radicalmente la sua strategia di guerra in Ucraina.

La sfida del mercenario
Prigozhin, 62 anni, è stato uno dei più ferrei sostenitori della guerra in Ucraina ed è il capo della Wagner, un gruppo paramilitare con base in Russia che dal Medio Oriente all’Africa ha fatto il lavoro sporco nei vari teatri di guerra per conto del Cremlino e ha svolto un ruolo essenziale sul fronte ucraino, sia impiegando i suoi mercenari in prima linea – fino a 50mila – che reclutando vaste schiere di ex detenuti – oltre 40mila – per rafforzare le truppe dispiegate da Mosca contro Kiev. 

Per ultima, la Wagner ha guidato la sanguinosa battaglia di Bakhmut, durata mesi e culminata nella dichiarazione di Putin del 20 maggio scorso dove annunciava che la città era sotto controllo russo, la sua unica conquista territoriale significativa dall’estate scorsa – che rischia tuttavia di rivelarsi un trofeo inutile.

Dopo nove anni di prigione per rapina e frode, nel 1990 Prigozhin rinasce come venditore ambulante di hot dog insieme al patrigno. Riesce a fare fortuna aprendo una catena di negozi alimentari e un servizio di catering per le scuole e l’esercito. Nei suoi ristoranti di Mosca ospita più volte il presidente russo insieme a leader stranieri – da Jacques Chirac a George W. Bush, al punto da essere soprannominato “il cuoco di Putin”. 

Grazie a una serie di laute commesse pubbliche riesce a finanziare diverse attività proprie, tra cui la Wagner e l’Internet Research Agency, meglio nota come la “fabbrica dei troll” russa che tentò di influenzare attraverso i social il corso politico di alcuni Paesi occidentali – tra cui le elezioni presidenziali del 2016 negli Stati Uniti.

 I motivi del contendere
L’esasperarsi delle tensioni interne tra Prigozhin e i vertici militari dell’esercito regolare russo deriva con ogni probabilità dai fallimenti della leadership militare russa in Ucraina. Dopo aver definito la guerra in Ucraina un “racket” organizzato da un’élite corrotta, il capo di Wagner ha accusato i generali di Putin di aver ostacolato di proposito le sue richieste di munizioni ritenendoli responsabili dei “cumuli di cadaveri” tra i suoi combattenti in Ucraina in un video diventato virale in rete.

La faida è giunta al suo culmine venerdì, 23 maggio, quando Prigozhin ha accusato l’esercito russo di aver bombardato diversi accampamenti delle sue milizie in Ucraina.

Le accuse al vetriolo di Prigozhin erano rivolte verso due dei principali leader militari russi, il ministro della Difesa Sergej Shoigu e il capo di Stato maggiore Valery Gerasimov, la cui decisione di impedire l’arruolamento di altri detenuti – la principale fonte di reclutamento di Prigozhin – è stata vista come una mossa del Cremlino per limitare il crescente potere politico della Wagner. Shoigu ha inoltre richiesto la registrazione di tutte le “formazioni di volontari” presso il ministero della Difesa entro il primo luglio, che avrebbe messo i mercenari della Wagner sotto il comando dei vertici militari, inasprendo ulteriormente le tensioni con Prigozhin, che non ha accolto con favore la proposta.

 Sviluppi pericolosi
Il capo di Wagner ha così annunciato il 23 giugno di aver preso il controllo della base di comando militare russa nella regione meridionale di Rostov sul Don, dichiarando a due comandanti dell’esercito regolare russo che avrebbe occupato la città e inviato i suoi uomini a Mosca a meno che non avesse ottenuto un incontro vis à vis con i suoi nemici dichiarati: Shoigu e Gerasimov.

Prigozhin si è rivolto alla popolazione russa invitandola a unirsi alla Wagner contro i vertici delle forze armate, accusando i due di aver mentito sulla guerra in Ucraina e di aver sottostimato le perdite. sostenendo che non si trattava «di un golpe militare, ma di una marcia per la giustizia». Il giorno successivo, sabato 24 maggio, Prigozhin ha accettato di ritirare le sue forze armate e di non marciare su Mosca, sollevando un polverone di speculazioni sulla natura opaca dell’accordo con il Cremlino.

Il suo dietrofront ha di fatto congelato momentaneamente la crisi. L’accordo sul ritiro dei miliziani da Rostov sul Don è stato mediato dal presidente bielorusso Aleksander Lukashenko che si è confrontato con Putin prima di negoziare con Prigozhin, offrendogli l’amnistia per i combattenti della Wagner e la prescrizione delle accuse penali nei suoi confronti.

Il ritiro di Prigozhin, considerato uno dei comandanti russi più capaci e temuti nella guerra in Ucraina, potrebbe avere profonde conseguenze sul futuro del conflitto. Alcuni analisti sostengono che sia giunta la fine del gruppo mercenario Wagner, altri che finirà in un ridispiegamento delle sue milizie nei vari teatri di guerra in Africa, dove mantengono ancora una presenza stabile. Come scrive l’Intstitute for the Study of the War, «il Cremlino ora si trova ad affrontare un panorama di profonda instabilità». Per Putin si è trattato del più grave affronto al suo potere nei suoi 22 anni di leadership da parte di una delle decine di milizie sparse nella Federazione.

Di seguito, tutto il golpe minuto per minuto:

23 giugno

9:50 – In un video pubblicato sul canale Telegram ufficiale del servizio stampa della Wagner, molto seguito, Prigozhin alza i toni della faida con i vertici militari russi. Per la prima volta respinge pubblicamente le motivazioni principali che avevano giustificato l’invasione dell’Ucraina, sostenendo che «sono state fabbricate dai vertici dell’esercito». 

20:00 – Sui gruppi Telegram legati al gruppo Wagner viene amplificata la notizia di un attacco missilistico da parte della Russia contro un campo del gruppo paramilitare in Ucraina. 

20:10 – In quello che appare presto come l’inizio di una rivolta armata contro la dirigenza del Cremlino dichiara: «Siamo 25mila uomini e stiamo venendo a risolvere un po’ di questioni». Prigozhin afferma inoltre, in una serie di audio, che “il male” della dirigenza militare russa dev’essere fermato, e le sue forze mercenarie condurranno una «marcia per la giustizia» in quello che ha l’aspetto dell’inizio una ribellione armata contro i vertici militari russi.

23:09 – L’Ufficio del procuratore generale della Russia annuncia che il dipartimento investigativo dell’FSB – il Servizio federale per la sicurezza della Federazione Russa – ha avviato un procedimento penale contro Prigozhin accusandolo di ribellione armata contro lo Stato. Il reato è punito con la reclusione da 12 a 20 anni.

23:18 – Il generale Surovikin – noto come “generale Armageddon” – vice comandante delle truppe russe in Ucraina, si rivolge ai miliziani della Wagner invitandoli a non rivoltarsi contro i suoi alleati. «Fermate l’avanzata, tornate ai vostri punti di dispiegamento», dichiara, esortandoli a «sottomettersi alla volontà e all’ordine del presidente eletto dal popolo». 

23:20 – L’agenzia di stato russa Ria Novosti riporta un comunicato dell’FSB secondo cui “le dichiarazioni di Prigozhin «sono un richiamo alla guerra civile e una pugnalata alla schiena alle truppe russe».

24 giugno 

00:13 – I media russi annunciano la chiusura al pubblico della Piazza Rossa a causa di “un evento”. Vengono bloccate le arterie stradali principali che portano a Mosca.

2:20 – Prigozhin annuncia che le sue milizie hanno attraversato il confine ucraino e sono dirette versi la città meridionale russa di Rostov, ribadendo che andrà «fino in fondo» nella sua battaglia contro i «pezzi grossi» dell’esercito regolare del Cremlino.

6:42 – Prigozhin pubblica un video in cui annuncia che le sue milizie sono entrate nella città di Rostov e hanno occupato i quartier generali dell’esercito «senza sparare un solo colpo» e di avere il sostegno della popolazione locale. «Distruggeremo qualunque cosa troveremo sulla nostra strada», dichiara, minacciando la capitale: «Arriveremo fino in fondo».

7:16 – Il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov riferisce che «Putin è stato informato della situazione e verranno adoperate tutte le misure necessarie», annunciando un discorso pubblico imminente del presidente russo. Nel suo discorso alla nazione, Putin accusa Prigozhin di essere un «traditore» della nazione.

9:30 – Il gruppo Wagner inizia la sua marcia verso nord, «mirando quasi sicuramente a Mosca», twitta il ministero della Difesa britannico, aggiungendo che si tratta della sfida più significativa per il Cremlino degli ultimi tempi».

 10:00 – In un discorso televisivo, Putin dichiara che le azioni intraprese da Prigozhin, un tempo suo stretto alleato, rappresentano «una pugnalata alla schiena». Senza nominarlo, fa sapere che «sono intraprese le misure necessarie per difendere la Russia». 

11.00 – Mykhailo Podoliak, portavoce del Presidente ucraino Volodymyr Zelensky parla di un «silenzio assordante» da parte dell’élite russa. «Le prossime 48 ore definiranno il nuovo ruolo della Russia, scrive su Twitter. Ci troviamo davanti o a una guerra civile, o a una transizione di potere, o a una tregua temporanea prima della prossima fase della caduta di Putin».

Poco dopo Zelensky parla di una «debolezza endemica» alla Russia, che usa la propaganda per mascherare la propria debolezza e la propria stupidità e il caos è così grande da non poterlo più nascondere», ha scritto su Twitter.

 17:00 – Il governatore locale riferisce che una colonna di milizie della Wagner sta attraversando la regione di Voronezh, sottolineando che le forze armate russe stavano conducendo un’operazione di combattimento in quella zona. Nelle ore successive, la marcia degli uomini di Prigozhin procede lungo l’autostrada M4, che da Rostov arriva a Mosca, attraversando la regione di Lipetsk e fermandosi poche centinaia di km a sud della capitale russa, dove l’esercito aveva iniziato a mettersi in assetto difensivo.

20:00 – Dopo 24 ore dall’inizio della ribellione, l’ufficio del presidente bielorusso Aleksander Lukashenko annuncia di aver raggiunto un accordo con Prigozhin che ha «accettato una de-escalation dell’attuale situazione per evitare un inutile spargimento di sangue russo». Le ragioni per cui la ribellione è terminata rimangono un mistero; accettando di trasferirsi in Bielorussia e di far rientrare i militari della Wagner alle rispettive basi, Prigozhin ha messo fine alla sfida più grave contro il potere pluridecennale di Putin.

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