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Auto blu: le assurde dotazioni dei Comuni italiani

Ventasso, provincia di Reggio Emilia. Fino a pochi anni fa – 2016, per l’esattezza – nelle vallate del Parco dell’Appennino Tosco-Emiliano sorgevano quattro Comuni. Poi, considerato anche il continuo spopolamento, si è deciso di fondere le varie realtà nella sola amministrazione di Ventasso. Che tuttavia, come eredità, ha mantenuto uno straordinario parco auto: 18 vetture di servizio per un Comune di meno di 4mila abitanti, in pratica una ogni 200 abitanti.

Curioso considerando, tanto per dire, che il Ministero della Salute ha due vetture di proprietà, quello della Difesa cinque, esattamente come i dicasteri dell’Interno e degli Esteri, e quello del Lavoro tre. C’è da stupirsi? Niente affatto. 

Da Ventasso spostiamoci in Abruzzo, ad Avezzano. La cittadina in provincia dell’Aquila gode di circa un’auto di servizio ogni 900 abitanti: 47 in tutto per una popolazione di 40mila abitanti. Tutte di proprietà, di cui una addirittura a «uso esclusivo con autista» per uno dei rappresentanti della giunta. Quasi il triplo delle 18 auto che sono in dote alla Presidenza del Consiglio.

Ed è una bella differenza considerando che, almeno stando ai dati ufficiali, neanche Palazzo Chigi contempla più l’uso «esclusivo con autista», ma un più democratico «uso non esclusivo», di modo che tutti, a seconda delle esigenze diplomatiche, possano usare questa o quella vettura. 

Sono, questi, tutti numeri che emergono dall’ultimo rapporto pubblicato dal dipartimento della Pubblica Amministrazione, oggi guidato dal ministro Paolo Zangrillo, e relativo, appunto, al parco auto dello Stato e delle sue diramazioni locali. 

Da Nord a Sud
Secondo il censimento, parliamo di 30mila auto. Per la precisione: 30.665. La passione per l’auto blu non è mai cessata nel corso degli anni. Perché in effetti una reale diminuzione non si è mai verificata.

Nel 2021 se ne contavano 29.894, ma avevano dato le informazioni 8.142 amministrazioni, mentre nell’ultimo report è giunto un feedback da 8.328 enti, circa l’83% del totale.

La media, dunque, resta intorno a 3,7 auto di servizio a disposizione di ogni amministrazione. Dalle Asl ai Ministeri, passando per Regioni, Province e Comuni. Ed è qui, come abbiamo detto, che sorgono i casi più singolari. 

Alcuni esempi? San Vito al Tagliamento, 15mila abitanti in provincia di Pordenone, conta 33 vetture di proprietà; Montalto Uffugo, 20mila abitanti nel cosentino e 20 auto a disposizione; Cavriglia, 9mila anime in provincia di Arezzo e un parco di 11 macchine. Quando si dice non avere problemi di spostamento, insomma. 

Ma non è tutto. Andiamo in provincia di Pistoia, precisamente ad Agliana. Qui l’amministrazione gode di un parco auto di 17 vetture, di cui ben due ad «uso esclusivo con autista». Ancora una volta le canoniche auto blu. Un po’ esagerato, forse, considerando che parliamo di una cittadina di soli 17mila abitanti.

Finita qui? Certo che no. Facciamo un salto in Sicilia. Nello specifico in provincia di Palermo, ad Aliminusa, borgo dell’entroterra che conta poco più di mille anime. Ebbene, qui l’amministrazione si è superata: quattro vetture (dunque, una media di un auto ogni 250 abitanti) di cui ben tre ad uso esclusivo con autista. 

Dai dati, dunque, sembrerebbe emergere che sindaco e assessori si muovano nel borgo in compagnia di uno chauffeur. Ed è alquanto paradossale considerando che questi sono privilegi che, come detto, non toccano neanche Palazzo Chigi. Né al Consiglio Superiore della Magistratura: il più alto istituto della giustizia italiana gode di un parco auto di 12 vetture, ma nessuna di queste è ad uso esclusivo con autista. 

Risaliamo lo Stivale e fermiamoci a Bisignano, ridente paese di 9mila abitanti in provincia di Cosenza. Qui le vetture sono 12, equamente divise: sei a disposizione dei vari uffici e sei, ancora una volta, ad «uso esclusivo con autista». Da notare che il vicino Comune di Reggio Calabria conta solo 5 auto blu (di 35 complessive). Ma di abitanti ne ha 182mila.

Non solo sindaci
Altro capitolo più che interessante del mondo delle vetture di Stato è quello delle Province. Si dirà: ma come? Non erano state svuotate di potere o, quantomeno, ridimensionate? Forse. Ma certamente non per quanto riguarda le vetture a disposizione.

Restiamo proprio a Reggio Calabria: l’ente provinciale è leader assoluto in Italia, potendo contare su 60 auto di servizio. Per avere un’idea, Roma ne conta 36 e Milano “solo” 29. 

Anche altri enti provinciali hanno conservato una buona dotazione. Grosseto e Pavia godono di 28 vetture, così come meritano menzione le 20 di Arezzo e Foggia, o le 18 di Fermo.

Curioso anche il caso di Isernia: la più piccola Provincia d’Italia conserva comunque un parco auto di dieci vetture, non male considerando che la non lontana Salerno di auto ne vanta sette. Da ricordare che Isernia conta 84mila abitanti in totale, contro Salerno che ne vanta oltre un milione. 

Per i capoluoghi, invece, a spiccare in assoluto è Torino: 191 vetture (in aumento rispetto al 2021, quando erano 154), di cui 178 di proprietà. Roma Capitale è seconda con 109 auto, di cui 85 a noleggio, per una popolazione che è però almeno tre volte superiore a quella del capoluogo piemontese. 

Omissioni
In questo marasma generale non mancano anche dei buchi. Come abbiamo detto sin dall’inizio, infatti, c’è anche chi ha preferito non rispondere al censimento del dipartimento della Funzione pubblica. Nonostante ci sia una legge che obblighi a comunicare i dati relativi al parco auto.

In totale gli «enti non rispondenti» sono stati 1.744. Tra questi tanti piccoli Comuni, ma anche università importanti come il Politecnico di Milano o la Normale di Pisa. E poi, ancora, 78 aziende sanitarie sparse un po’ per tutto il Paese. Ma anche importantissimi enti pubblici nazionali. 

Qualche esempio? A non comunicare i dati, tanto per dire, il Coni di Giovanni Malagò. Non che sia una novità, dato che neanche l’anno scorso il Comitato rispose al censimento. Top secret pure il numero di vetture in possesso di alcuni Comuni capoluogo come Caserta, Enna e Varese.

Nel novero degli enti non rispondenti, anche due amministrazioni provinciali importanti come Napoli e Messina. In quest’ultimo caso sarebbe stato interessante capire se nel corso di un anno il parco auto si sia ridimensionato o no, considerando che la città metropolitana siciliana nel 2021 contava ben 21 vetture. Sarà per l’anno prossimo. O almeno si spera.

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