Un uomo solo al comando, se mai ci fossero stati dubbi. Già considerato il leader cinese più potente degli ultimi decenni, Xi Jinping sembra aver accentrato, se possibile, ancora di più il potere. Dopo l’epurazione della maggior parte dei vertici delle forze armate e delle regioni militari, la sua campagna anti-corruzione si è spinta dove finora non era mai arrivata. Fino a colpire il generale più alto in grado del Paese.
Il caso Zhang
Considerato l’alleato più stretto di Xi all’interno dell’establishment militare, il generale Zhang Youxia ha ricoperto per tre anni la carica di vicepresidente più anziano della Commissione militare centrale, prima che le autorità cinesi annunciassero l’apertura di un’indagine a suo carico per «gravi violazioni della disciplina e della legge». Le stesse accuse sono state rivolte a un altro generale caduto nella rete delle inchieste anti-corruzione, il generale Liu Zhenli, capo del dipartimento di stato maggiore congiunto.
Queste nuove inchieste rappresentano il culmine di un’accanita campagna contro la corruzione che ha svuotato di quasi tutti i suoi componenti la Commissione militare centrale, l’organo che supervisiona tutte le forze armate cinesi e ne definisce la strategia. Dei sei ufficiali che ne facevano parte nel 2022, all’inizio dell’attuale mandato, quasi tutti risultano espulsi o indagati.
Al fianco di Xi, presidente della Commissione, è ora rimasto un solo generale: si tratta di Zhang Shengmin, promosso alla carica di vicepresidente lo scorso ottobre dopo che erano stati espulsi nove ufficiali accusati di corruzione, tra cui uno dei due vicepresidenti. A differenza degli ultimi due indagati, Zhang Shengmin non è un veterano, ma ha ricoperto per gran parte della sua carriera l’incarico di commissario politico all’interno delle Forze missilistiche, che controllano i programmi missilistici nucleari e convenzionali della Cina.
“Principi rossi”Un profilo ben diverso da quello di Zhang, che prima di cadere in disgrazia era uno dei pochi generali, assieme al collega epurato Liu Zhenli, ad avere esperienza di combattimento, maturata nella guerra con il Vietnam del 1979 e nel conflitto di frontiera sino-vietnamita degli anni Ottanta.
Figlio di un veterano della guerra civile che aveva combattuto al fianco del padre dello stesso Xi, in passato Zhang veniva descritto come un amico d’infanzia del presidente cinese o addirittura come suo “fratello”.
La sua ascesa ai vertici degli apparati militari del Paese è coincisa con quella di Xi alla guida del Partito comunista cinese: diventato membro della Commissione militare centrale nel 2012, è stato promosso alla carica di secondo vicepresidente nel 2017, dopo che Xi è stato nominato per la seconda volta segretario generale. Quando Xi ha ottenuto il suo storico terzo mandato nel 2022 lui è stato scelto come primo vice presidente, diventando così il generale più potente del Paese alla veneranda età di 72 anni, due anni in più dell’età consueta per il pensionamento.
Come per altre epurazioni, non sono state rese note le accuse rivolte al generale, né cosa abbia posto fine all’apparente sintonia tra i due “principi rossi”.
Il giorno successivo all’annuncio del ministero della Difesa, il Pla Daily, organo dell’Esercito di liberazione nazionale, ha citato il caso come un esempio della politica di «tolleranza zero» nei confronti della corruzione, che non ha riguardi per «quanto elevata sia la posizione» dell’indagato.
Alcuni dettagli li ha riportati il Wall Street Journal, citando fonti a conoscenza di un briefing sulle indagini, secondo le quali Zhang è stato accusato di aver formato una sua fazione interna al partito e di aver abusato della sua autorità all’interno del massimo organo militare del Partito comunista, accettando tangenti in cambio di favori. Tra questi ci sarebbe anche la promozione a ministro della Difesa del generale Li Shangfu, espulso dal partito nel 2024 dopo essere stato rimosso dal suo incarico di governo.
L’accusa più sorprendente è però quella di aver trasmesso agli Stati Uniti dati tecnici sulle armi nucleari del Paese, emersa nel corso di un’altra indagine su un ex dirigente della China National Nuclear Corp., una società statale che supervisiona i programmi nucleari civili e militari della Cina.
L’indagine potrebbe non essere limitata alla cerchia ristretta dei generali. Secondo il quotidiano newyorkese, le autorità hanno infatti sequestrato i cellulari di chiunque abbia fatto carriera grazie a Zhang e Liu, esponendo migliaia di ufficiali e i funzionari al rischio di cadere nella rete degli inquirenti.
Divergenze interneUno dei motivi della rottura tra Xi e Zhang, secondo alcuni esperti, potrebbe essere legato a una differenza di vedute riguardo la prontezza delle forze cinesi. Nello specifico Zhang potrebbe essere stato estromesso perché non aveva rispettato la tabella di marcia stabilita da Xi per la preparazione di una forza militare capace di prendere Taiwan. È la tesi di Tristan Tang della Secure Taiwan Associate Corporation, think tank con sede a Taipei, che ha ipotizzato una frattura riguardante le tempistiche e i metodi dell’addestramento militare.
Xi non ha mai annunciato pubblicamente un piano militare per prendere il controllo dell’isola che Pechino considera una propria provincia. Ma ha stabilito che, entro l’anno prossimo, l’Esercito popolare di liberazione dovrà diventare una forza «altamente tecnologica» con l’obiettivo di completare la modernizzazione dell’esercito entro il 2035 per poi diventare una forza di livello mondiale, al pari degli Stati Uniti, entro il 2049. Secondo l’intelligence statunitense, il leader cinese vuole che la Cina sia pronta a invadere Taiwan proprio per il 2027, anno in cui ricorre il centenario dell’Esercito popolare di liberazione. Zhang, assieme a Liu, potrebbe aver ritenuto le tempistiche di Xi irrealistiche, guardando piuttosto al 2035 come data in cui le forze cinesi avrebbero avuto più probabilità di essere pronte.
Può essere letto in questa chiave un articolo pubblicato lo scorso novembre sul Quotidiano del popolo, organo del Comitato centrale del Partito comunista cinese, in cui Zhang, dopo aver condannato la «doppiezza» e la «falsa lealtà», elencava i traguardi da raggiungere entro i prossimi anni per promuovere la modernizzazione delle forze armate.
L’articolo, secondo Tang, indicherebbe che il generale, responsabile dell’implementazione della riforma del sistema di addestramento delle forze armate, annunciata da Xi nel 2020, «dava priorità, nel breve termine, al superamento di carenze di lungo corso nell’addestramento e non appoggiava la scelta di passare aggressivamente all’addestramento per le operazioni congiunte per rispettare l’obiettivo del 2027».
Modernizzazione militare
Al contrario, i discorsi fatti da Xi indicherebbero l’esigenza di accelerare i tempi per il raggiungimento entro il 2027 degli obiettivi prefissati per la modernizzazione dell’esercito. A fronte di queste differenze la permanenza di Zhang e Liu avrebbe potuto minare l’autorità di Xi all’interno della Commissione militare centrale, in un momento critico per la preparazione dell’esercito.
Forse per questo, oltre alle accuse di corruzione, l’editoriale pubblicato sul Pla Daily ha puntato il dito contro i due generali per aver «gravemente tradito la fiducia riposta in loro dal Comitato Centrale del Partito comunista cinese e dalla Commissione militare centrale» e aver «seriamente calpestato e minato il sistema di responsabilità ultima che ricade sul presidente del Commissione militare centrale», cioè Xi. Lo stesso articolo rassicurava che l’inchiesta «rimuoverà le influenze tossiche» e che il Partito aiuterà «l’Esercito popolare di liberazione a sottoporsi a un profondo rinnovamento, imprimendo un forte impulso alla costruzione di una forza militare potente».
Indipendentemente dalle ragioni che hanno portato alla caduta di Zhang, nessun leader cinese dai tempi di Mao Zedong ha mai tentato un ricambio tanto radicale della leadership militare.
Secondo dati citati dal Financial Times, da quando ha preso la guida del Partito comunista cinese nel 2012 Xi ha estromesso almeno 80 ufficiali di grado pari o superiore a tenente generale o vice ammiraglio. Di questi almeno 50 li ha epurati dal 2023. Se il partito dovesse procedere con l’espulsione di Zhang e Liu si tratterebbe della prima volta dal 1989 che vengono rimossi due membri dello stesso Politburo (l’Ufficio politico del Comitato centrale, il secondo massimo organo decisionale dello Stato dopo il Comitato permanente). Zhang sarebbe inoltre l’ufficiale più alto in grado a venire allontanato dai tempi delle proteste di piazza Tienanmen.
Rispetto ai primi anni della segreteria di Xi, in cui le inchieste contro la corruzione nelle forze armate erano più mirate, negli ultimi mesi si sono allargate ai più alti vertici delle forze armate, offrendo al presidente cinese di rinnovare quasi tutte le posizioni di comando, in vista di un possibile confronto con gli Stati Uniti.
Con gli occhi degli UsaProprio Taiwan è stato in cima ai temi affrontati durante la lunga conversazione telefonica che Xi e Trump hanno tenuto a inizio febbraio, segnando un cambio di passo rispetto all’incontro tra i due in Corea del Sud lo scorso ottobre, quando i due capi di Stato non ne avevano discusso. «Il presidente Xi ha sottolineato che la questione di Taiwan è la questione più importante nelle relazioni Cina-Stati Uniti», ha evidenziato il ministero degli Esteri cinese dopo la telefonata che ha preparato il terreno al primo faccia a faccia di quest’anno tra i due leader, che in questo 2026 potrebbero arrivare a incontrarsi ben quattro volte.
Nonostante le tensioni degli scorsi mesi, sul piano diplomatico, economico e anche militare, la tregua commerciale siglata a ottobre continua a tenere e i due leader continuano a dialogare, tanto che Trump ha tenuto a sottolineare che il suo rapporto con la Cina e quello con Xi «è estremamente buono», aggiungendo che entrambi i leader si rendono conto «di quanto sia importante mantenerlo tale». Per quanto riguarda le purghe, il tycoon newyorkese non ha avuto dubbi. «In Cina c’è un solo capo ed è Xi Jinping», ha detto ai giornalisti. «Seguo (la situazione) molto attentamente e lui è molto rispettato in Cina. È il capo».




