La leadership italiana dell’industria globale delle crociere

Tre contratti conclusi soltanto nei primi mesi di quest’anno per un valore totale di circa nove miliardi di euro, ordini fino al 2039 e un portafoglio di 54 navi in costruzione che vale più della metà del mercato a livello globale, in un settore che contava già oltre 37 milioni di passeggeri nel 2025 e in cui si prevede di raggiungere i 42 milioni entro il 2028. Come ha sottolineato Luigi Matarazzo, Direttore Generale della Divisione Navi Mercantili, oggi il Gruppo rappresenta circa il 50% del mercato: una su due delle navi da crociera che solcheranno i mari nei prossimi anni nascerà in un cantiere Fincantieri. Un dato di rilievo industriale, economico e sociale.

Gli ultimi accordi
In un 2025 in cui il Gruppo guidato dall’amministratore delegato e direttore generale Pierroberto Folgiero ha chiuso il suo migliore anno dal punto di vista di ricavi, order intake e backlog, nel segmento cruise sono stati finalizzati 23 contratti per nuove navi da crociera, numero più alto di sempre, con opzioni per ulteriori 16 unità. Un trend confermato anche nei primi mesi del 2026.
A febbraio, Norwegian Cruise Line Holdings ha ordinato a Fincantieri tre navi di nuova generazione: un’ammiraglia da 227mila tonnellate di stazza lorda per il brand Norwegian; una nave ultra-lusso da 77mila tonnellate per Regent Seven Seas Cruises e una da 86mila per Oceania Cruises, per un valore complessivo di circa 4,5 miliardi di euro con consegne previste tra il 2036 e il 2037. Poi, a marzo, Viking ha ordinato due navi expedition, gemelle delle già consegnate Octantis e Polaris, , con consegne nel 2030 e nel 2031, per un valore di oltre 2 miliardi. Ad aprile infine, Fincantieri ha siglato un accordo con Princess Cruises per tre navi Voyager-Class alimentate a GNL per altri 2 miliardi. Tre accordi, tre tipologie di nave, tre segmenti di mercato distinti. Non si tratta di una coincidenza ma di una strategia deliberata e coerente.

Il posizionamento sul mercato
Uno degli equivoci più resistenti sull’industria crocieristica è che si tratti di un mercato omogeneo, dove vince chi costruisce la nave più grande. La realtà è più articolata.
Il settore si divide in differenti fasce: il mass market con le sue mega-navi oltre le 200mila tonnellate; il segmento premium; il luxury e l’expedition. Quest’ultimo, da solo, si prevede che possa registrare una crescita media del 17% annuo fino al 2032, motivo per cui Fincantieri ha scelto di presidiare quasi tutto ciò che va oltre la soglia del turismo di massa.
Tuttavia, nonostante il segmento delle “piccole città galleggianti” da cinquemila o seimila passeggeri che solcano il Mediterraneo e il Mar dei Caraibi è stato tradizionalmente appannaggio di altri player europei, Fincantieri sta rapidamente delineando una nuova traiettoria di crescita. Pur essendo storicamente leader nei segmenti a maggior valore aggiunto il Gruppo è impegnato a rafforzare la propria competitività anche nelle maxi unità da oltre 200mila tonnellate. Ne è testimonianza il recente ordine di una nave da 227.000 tonnellate per Norwegian Cruise Line Holdings, che inaugura una nuova stagione per il cantiere di Monfalcone: a partire dal 2029, qui verrà consegnata ogni anno una nave di queste dimensioni, proiettando Fincantieri tra i protagonisti assoluti anche in questo segmento strategico del mercato crocieristico.
Poi c’è la Viking Libra, che entro la fine dell’anno sarà consegnata dal cantiere di Ancona. Con 54.300 tonnellate di stazza lorda e 998 passeggeri sarà la prima nave da crociera al mondo alimentata a idrogeno e sarà dotata di un sistema di propulsione basato in parte sull’idrogeno liquefatto e sulle celle a combustibile, divenendo la prima nave da crociera al mondo capace di navigare a emissioni zero. In un settore che deve fare i conti con regolamentazioni ambientali sempre più stringenti e con una clientela sempre più sensibile all’impatto ecologico delle proprie scelte, non si tratta soltanto di un primato tecnologico ma di un vantaggio competitivo che conferma il forte impegno di Fincantieri nella transizione energetica.

La domanda sostiene la crescita
La strategia industriale del Gruppo si innesta inoltre su un mercato che continua a espandersi e che mostra livelli di fidelizzazione difficili da riscontrare in altri comparti del turismo.
Secondo lo State of the Cruise Industry Report 2026 pubblicato dalla Cruise Lines International Association, quasi il 90% dei passeggeri dichiara l’intenzione di tornare a navigare; il 31% è alla sua prima esperienza e circa un terzo dei crocieristi ha meno di quarant’anni. Il settore non è più soltanto associato a una clientela senior, ma intercetta sempre più spesso nuove generazioni alla ricerca di esperienze immersive e difficilmente replicabili attraverso altre forme di vacanza.
La crescita della domanda globale e l’evoluzione delle preferenze dei viaggiatori stanno quindi ampliando il mercato di riferimento, creando le condizioni per sostenere investimenti di lungo periodo e programmi industriali che si estendono fino alla fine del prossimo decennio.

Le cifre in crescita
È in questo contesto che vanno letti i risultati economici del Gruppo. Nel 2025 i ricavi hanno superato i 9,2 miliardi di euro. Di questi, il 44% – 4,4 miliardi – proviene dal comparto cruise. In linea con questi numeri, i ricavi del primo trimestre del 2026 del comparto crocieristico sono cresciuti del 16,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, arrivando a 1,2 miliardi di euro. Nei soli primi mesi del 2026, il Gruppo ha acquisito contratti per un valore superiore all’intero obiettivo annuo di 11 miliardi, di cui circa 9 miliardi realizzati nel solo settore crocieristico. «La profittabilità del business Cruise rappresenta uno dei pilastri su cui costruiamo il nostro futuro», ha spiegato l’amministratore delegato di Fincantieri, Pierroberto Folgiero. Numeri che mettono Fincantieri in una posizione di leadership nell’industria manifatturiera globale. Sa già cosa produrrà, e per chi, fino alla fine del prossimo decennio.

Motore della filiera italiana
Ma c’è una dimensione di questa storia che i bilanci faticano a fotografare. Fincantieri non è soltanto un’azienda che costruisce navi. È un sistema industriale che alimenta interi territori lungo le coste italiane, da Monfalcone ad Ancona, da Sestri Ponente a Palermo. Nel solo settore cruise il Gruppo impiega direttamente oltre 6.000 persone nei propri cantieri. Uno studio Censis ha calcolato un moltiplicatore dell’occupazione pari a 5,01: per ogni addetto diretto altri quattro lavorano nell’indotto.
L’amministratore delegato Folgiero ha più volte ribadito la centralità di una filiera italiana di prossimità. Riferendosi alle ultime commesse, ha evidenziato come gli accordi con Princess Cruises garantiscano «una solida visibilità del carico di lavoro per i nostri cantieri – e in particolare di Monfalcone – fino al 2039», mentre le intese con Viking per Palermo «rafforzano il ruolo del cantiere come polo produttivo pienamente integrato nel nostro sistema industriale».
Pochi settori dell’industria nazionale riescono a tenere insieme, con altrettanta coerenza, una capacità competitiva di livello globale e un radicamento così profondo nei territori. Fincantieri ha scommesso con anticipo sull’evoluzione del settore crocieristico, investendo in innovazione, sostenibilità e specializzazione industriale. Oggi raccoglie i frutti di quella visione con ordini miliardari, risultati economici in crescita e una visibilità produttiva che si estende fino alla fine del prossimo decennio. Un successo che va oltre i confini aziendali e coinvolge migliaia di lavoratori, centinaia di imprese e interi territori, confermando il ruolo della cantieristica come uno dei motori industriali del sistema Italia.

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