«Sono una persona che ama lo sport e sono stato un buon atleta. Capisco lo sport molto, molto bene». Tra Daytona 500, SuperBowl e Wrestlemania Donald Trump non ha mai esitato a inseguire i gusti del pubblico, legando il suo nome alle manifestazioni, sportive e non, più popolari degli Stati Uniti. Sempre pronto a intestarsi i simboli dell’immaginario americano, nelle ultime settimane il presidente statunitense è sembrato molto interessato a uno sport che non ha mai scaldato il cuore dei suoi elettori, ma continua ad avere un appeal sconfinato nel resto del mondo. Nonostante le acque sempre più agitate in cui naviga la sua presidenza, il tycoon newyorkese non ha perso l’occasione di dedicare tempo nelle proprie conferenze stampa alle polemiche sui mondiali di calcio e a ribadire che la manifestazione organizzata insieme a Canada e Messico è stata «uno dei più grandi eventi di qualsiasi genere mai realizzati».
Alle prese con l’escalation in Iran, con la possibilità sempre più concreta di un conflitto aperto e di una crisi energetica globale, le battute d’arresto della guerra commerciale con la Cina e il perdurare della guerra in Ucraina, che aveva promesso di risolvere nel giro di 24 ore, il tycoon newyorkese ha potuto così trovare conforto nel successo «mai visto» dei mondiali, come ha assicurato il presidente dell’organo di governo del calcio mondiale, e «grande amico» di Trump, Gianni Infantino.
Una grande amicizia
Negli ultimi anni il presidente della Fifa ha coltivato ossessivamente il proprio rapporto personale con Trump, fino a partecipare a eventi politici e vertici internazionali, in cui non ha nascosto il suo sostegno per il presidente statunitense. Invitato all’ultima cerimonia di insediamento e frequente ospite nella tenuta di Mar-a-Lago, Infantino è stato ricevuto nello Studio ovale più volte di qualsiasi altro leader mondiale dall’inizio della seconda presidenza Trump, secondo quanto scriveva a fine 2025 la reporter di Politico Sophia Cai. A gennaio era presente al Kennedy Center di Washington per la prima del documentario di Melania Trump (intitolato Melania).
Ha partecipato al “Vertice per la Pace” di Trump a Sharm el-Sheikh, in Egitto, per celebrare il presunto cessate il fuoco tra Israele e Hamas, sostenendo che «senza il presidente Trump non ci sarebbe la pace». Il presidente della Fifa era anche presente alla prima riunione inaugurale del “Board of Peace”, indossando il classico cappello rosso dei sostenitori di Trump, con le scritte “USA” e “45-47”, in riferimento alle presidenze di Trump. Per consolare Trump dalla delusione di non aver ottenuto il Nobel per la pace, a dicembre 2025 ha consegnato al presidente statunitense il “Premio FIFA per la Pace”, poco prima che Trump ordinasse gli attacchi al Venezuela e all’Iran. Un autentico tour de force che ha riportato la Fifa nelle grazie della prima potenza mondiale, con cui i rapporti erano precipitati ai minimi storici dopo lo scandalo dell’assegnazione dei mondiali del 2022 al Qatar, a danno della candidatura statunitense. Negli anni successivi a quella decisione avvenuta nel 2010 una serie di inchieste, condotte anche dall’Fbi, hanno travolto i vertici della Fifa, decretando la fine della lunga presidenza di Sepp Blatter e l’ascesa di Gianni Infantino al vertice del calcio mondiale.
Vita da n. 1
Nato da genitori italiani nel 1970 a Brig, in Svizzera, a poca distanza dalla città natale di Blatter, dal 2009 Infantino aveva ricoperto la carica di segretario generale dell’Uefa, fino a diventare il volto pubblico dei sorteggi della Champions League. A febbraio 2016 è stato eletto alla guida della Fifa al posto di Blatter con la promessa di ripulire l’organo di governo del calcio mondiale.
Tra le promesse quella di imporre un limite di tre mandati da quattro anni ciascuno, di ridurre drasticamente il numero delle commissioni e dei loro componenti e di garantire che a qualsiasi squadra qualificata, insieme ai suoi tifosi e dirigenti, dovesse essere consentito l’ingresso nel Paese che organizza il torneo. «Altrimenti non ci sarà la Coppa del Mondo. È ovvio». Dopo la vittoria della candidatura unitaria di Stati Uniti, Canada e Messico, i rapporti con gli Stati Uniti sono migliorati rapidamente. Come ricorda Le Mondetra il 2020 e il 2023 la procuratrice Loretta Lynch, critica del sistema Blatter durante il “Fifa-gate”, partecipa a diversi eventi organizzati dalla Fifa. Nel 2024 la Fifa ha inaugurato alcuni nuovi uffici a Miami, in Florida, a poca distanza dalla residenza di Trump a Mar-a-Lago, in Florida, prima di acquisire degli spazi all’interno della Trump Tower stessa.
Dopo l’assegnazione, avvenuta a giugno 2018, Infantino ha incontrato Trump allo Studio ovale per spiegare al leader repubblicano il significato dei cartellini rossi e gialli. Per rendere più chiara la spiegazione, aveva cercato un esempio al di fuori del rettangolo di gioco. «Il cartellino giallo è un avvertimento, e quando vuoi espellere qualcuno, usi il cartellino rosso», aveva detto il presidente della Fifa, mimando il gesto che, secondo Infantino sarebbe potuto «tornare utile non so, per la prossima conferenza stampa». Una spiegazione che sarebbe tornata d’attualità durante una conferenza stampa di otto anni dopo, quando Trump si è interrogato sul funzionamento del cartellino rosso («Non sapevo cosa volesse dire, non pensavo volesse dire molto») dopo aver chiesto e ottenuto che il giocatore più prolifico della nazionale a stelle e strisce scendesse in campo per gli ottavi di finale, nonostante un’espulsione rimediata nella partita precedente.
Successi e polemiche
Come ha ricordato a più riprese Trump, il mondiale appena disputato ha rappresentato per la Fifa un netto successo commerciale. Secondo le stime dell’organo di governo del calcio mondiale si è trattato dell’evento sportivo più redditizio della storia, con oltre 9 miliardi di dollari (7,9 miliardi di euro) di ricavi previsti per il 2026. I numeri non sono però bastati a mettere a tacere le polemiche sulla presidenza Infantino e sulle ricadute che le sue scelte hanno sull’immagine dello sport.
A dieci anni da quando rendeva noto di aver preso un volo di una compagnia low cost per recarsi al suo primo congresso Fifa, durante l’ultimo mondiale Infantino ha potuto usufruire di un jet privato messo a disposizione da Qatar Airways, con cui ha percorso più di 75mila chilometri. La promessa di assicurare l’ingresso nel Paese a tifosi e giocatori si è scontrata con le politiche migratorie e le decisioni dei Paesi ospitanti, arrivate a ostacolare la preparazione e il recupero dalle gare della nazionale iraniana e a impedire a un arbitro, Omar Artan, di prendere parte al torneo, costringendolo a tornare in Somalia. La percezione di molti critici è che alcune novità introdotte dalla Fifa rischiano di alterare l’anima stessa dello sport, dalle “pause per l’idratazione”, che hanno di fatto diviso le partite in quattro tempi di gioco, con pause tassative che le emittenti hanno riempito con inserzioni pubblicitarie, al lungo spettacolo tenuto durante l’intervallo della finale, importato direttamente dal football americano. Nessuna di queste polemiche ha però colpito l’opinione pubblica globale come quella che è scaturita dall’intervento di Trump nella decisione della Fifa sull’espulsione di Folarin Balogun.
Il caso Balogun
«È il nostro giocatore migliore, o uno dei nostri giocatori migliori, e gli hanno dato un cartellino rosso», ha detto Trump nell’oramai celebre conferenza stampa in cui ha spiegato perché riteneva giusto che la Fifa ribaltasse più di 60 anni di precedenti per sospendere una sanzione ai danni del centravanti della propria nazionale. Dimostrando che, a differenza di altri presidenti tifosi, il potere di togliere i cartellini rossi, o quantomeno di convincere l’organo di governo del calcio mondiale, Trump sembra averlo. «Un conto è penalizzare qualcuno per una partita, ma come fai a penalizzarlo per una partita che non è stata ancora giocata? È molto ingiusto», è stata l’argomentazione di Trump. Non è chiaro se la Fifa l’abbia accolta, visto che non ha spiegato pubblicamente perché ha sospeso la squalifica di Folarin Balogun. Quello che è noto è che la decisione di sospendere la sanzione è stata presa da una sola persona, il presidente della commissione disciplinare Mohammad al-Kamali, degli Emirati Arabi Uniti ed è avvenuta dopo una telefonata da parte di Trump a Infantino. Questo ha consentito al giocatore, espulso durante la partita contro Bosnia ed Erzegovina, dopo aver segnato la prima rete della serata, di prendere parte agli ottavi di finale contro il Belgio, poi persi per 4-1. Il 24enne di New York aveva ricevuto un rosso diretto dopo aver assestato un brutto colpo alla caviglia del difensore bosniaco Muharemovic mentre cadeva a terra. L’arbitro brasiliano Raphael Claus aveva deciso per l’espulsione dopo la revisione suggerita dal Var, annunciando allo stadio che Balogun aveva commesso un «grave fallo». Anche se la sanzione era stata considerata troppo dura da molti tifosi statunitensi, che non giudicavano il contatto intenzionale, la Fifa aveva assicurato che non c’era possibilità di fare ricorso ricordando il regolamento, in base al quale «l’espulsione comporta automaticamente la squalifica dalla partita successiva». Dopo l’intervento di Trump la Fifa ha deciso invece di applicare l’articolo 27 del codice disciplinare, il quale stabilisce che «l’organo giudiziario può decidere di sospendere, in tutto o in parte, l’attuazione di un provvedimento disciplinare». Lo stesso articolo applicato negli scorsi mesi per consentire a Cristiano Ronaldo di giocare la sua prima partita dei mondiali, dopo un’espulsione per condotta violenta durante l’ultima partita delle qualificazioni, che avrebbe dovuto comportare la squalifica di Ronaldo per le successive tre partite ufficiali del Portogallo. In quel caso la Fifa aveva spiegato di aver sospeso la sanzione perché si trattava del primo cartellino rosso ricevuto in 225 partite con la nazionale maggiore. Nel caso di Balogun, Infantino ha ammesso di aver parlato con Trump del cartellino rosso, ma ha assicurato di aver detto al presidente degli Stati Uniti che la decisione sarebbe stata presa da una commissione disciplinare “indipendente”. Il caso ha scatenato proteste ufficiali da parte della federazione belga e dell’Uefa, che ha definito la decisione «senza precedenti, incomprensibile e ingiustificabile». Anche se altre federazioni si sono mostrate più restie a opporsi ad Infantino, il caso potrebbe avere ripercussioni per l’agenda promossa dal presidente della Fifa. Secondo quanto scritto da Martyn Ziegler sul Times, potrebbe avere più difficoltà a far passare l’allargamento della Coppa del mondo per club o il progetto di rendere il torneo, disputato per la prima volta nel 2025, un appuntamento biennale. Anche se la sua rielezione nel 2027 non è in dubbio, Infantino potrebbe dover dire addio all’ipotesi di modificare i regolamenti per ricandidarsi dopo la scadenza del suo ultimo mandato nel 2031.
Il “Grande evento”
Per Trump, con la fine del mondiale, l’attenzione torna invece alle numerose questioni rimaste aperte sul fronte interno ed esterno. Mentre la sua popolarità continua ad affondare, sia in patria che all’estero, si sta avvicinando l’appuntamento delle midterm, dove i suoi repubblicani rischiano concretamente di perdere il controllo della Camera e di vedere il proprio vantaggio al Senato azzerarsi. Con la prospettiva di una guerra impopolare da vendere a un elettorato che lo ha sostenuto anche per la sua opposizione alla guerra in Iraq, il tycoon potrà confortarsi per aver organizzato «il più grande evento umano, sociale e culturale che l’umanità abbia mai visto e osservato», come ha ricordato il suo amico Infantino.




