Mille e una casa: il peso degli Emirati Arabi nel Piano Meloni

Il 6 maggio, davanti a un notaio di Milano, un atto pubblico certifica l’ingresso di Mubadala, il fondo sovrano di Abu Dhabi, negli Emirati Arabi, con il 15% in ADD Capital, la società di Mario Abbadessa, 42 anni, fino a pochi mesi fa al vertice di Hines Italia, la filiale nostrana di una delle maggiori società immobiliari al mondo. Il giorno dopo arriva il decreto sul Piano casa, che il 2 luglio è diventato legge. Alla fine dello stesso mese, la società di cui Abbadessa detiene il 78,5% annuncia la raccolta di 2,3 miliardi di euro nei suoi due fondi lussemburghesi, 1,1 dei quali per il Piano casa, un record per un’impresa nata a febbraio. Il 5 agosto il Governo riconosce al programma un interesse strategico nazionale. Milena Gabanelli e Mario Gerevini, però, sul Corriere della Sera sono andati a vedere da dove arrivano i soldi: 600 milioni da Mubadala, 425 da Cassa Depositi e Prestiti (Cdp), controllata all’83% dal Tesoro, 40 dal Credito Sportivo, di cui a sua volta il Mef detiene l’80%, e forse altri 600 da Poste Vita, che finora non conferma né smentisce. Per Via Solferino, l’unico privato è Abbadessa, che però rivendica di guidare un veicolo «al 100% privato». Eppure il 30 aprile Giorgia Meloni aveva spiegato che il terzo pilastro del Piano casa, che riserva almeno un miliardo all’edilizia convenzionata con agevolazioni e incentivi, avrebbe coinvolto «robusti investimenti privati, non fondi pubblici». Il nodo vero, secondo il Corriere della Sera, sta nello statuto. Sulle materie dell’Allegato A, dalle modifiche statutarie ai prestiti, dagli immobili alla vendita di partecipazioni, serve il sì dei soci che rappresentano almeno il 90% del capitale. Così quel 15% di Mubadala, notano Gabanelli e Gerevini, pesa come un veto. Il fondo può inoltre nominare un osservatore in consiglio con il potere di fare domande e accesso a tutte le carte, documenti preparatori compresi. Perché le delibere su budget, business plan e nuovi fondi vanno comunicate in anticipo ai soci di minoranza. Il rischio, osserva il quotidiano, è che il primo risultato di un intervento pubblico di grande portata sull’emergenza abitativa faccia fare ottimi affari a un manager-imprenditore «commissariato» da un fondo arabo.

Share:

Facebook
Twitter
Pinterest
LinkedIn

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

On Key

Related Posts