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Elly Schlein: la politica oltre l’armocromia

D’accordo: il riferimento all’armocromista se lo sarebbe potuto risparmiare. Per quanto si trattasse di un’intervista rilasciata a Vogue, dunque in un contesto volutamente pop, in cui non si può eludere un riferimento alla moda, avrebbe dovuto forse tener presente che viviamo in una fase storica che non consente troppe frivolezze. Ciò premesso, pur essendo senz’altro di estrazione borghese, se c’è una personalità che non ha nulla a che spartire con la tradizionale immagine Ztl del Pd, questa è Elly Schlein. 

Con tutto il rispetto per Vogue, dove pure la riflessione sui suoi gusti nel vestire riguardava una domanda su trenta, basta vedere la sua vicinanza alla Cgil o leggere, ad esempio, l’intervista che ha rilasciato ad Annalisa Cuzzocrea, su La Stampa in occasione del Primo Maggio, per rendersi conto che la nuova segretaria parla eccome di salario minimo, dignità del lavoro, aiuti concreti ai giovani, fine degli stage gratuiti e lotta senza quartiere alle politiche di un governo che dell’attacco ai diritti sociali sembra, invece, aver fatto la propria bandiera.

E dunque, va bene essere critici sul tema della guerra; va bene farle presente che dovrebbe essere più chiara sul tema del termovalorizzatore a Roma; va bene chiederle di non accantonare la meritoria battaglia a favore della “gravidanza per altri”; va bene tutto, ma bisogna pure rendersi conto che è in carica da poco più di due mesi.

Non solo: la vera Schlein, con ogni probabilità, la vedremo all’opera a partire dal giugno dell’anno prossimo, ossia dopo le Europee, dove per andar bene, cioè per avvicinarsi come consenso a Fratelli d’Italia, le serve tenere unito il partito e recuperare una parte dei voti che sono andati al M5S o si sono rifugiati nell’astensione.

Fino a quel momento, vedremo una Schlein che si muove sottotraccia, intenta a contrastare la presidente del Consiglio, incalzandola punto su punto, e determinata a ricostruire un rapporto di collaborazione con il partito di Conte. 

Attenzione, tuttavia, a sottovalutarla. E attenzione anche a non dare credito a chi la dipinge come una sorta di Indiana Metropolitana. Elly Schlein è una socialista nel contesto europeo e sarebbe un’obamiana se facesse politica sull’altra sponda dell’Atlantico.

Apprezza i movimenti, ascolta ciò che si muove nella società, sa mettere l’orecchio a terra ma, al momento opportuno, sa anche mediare ed essere cauta. Insomma, conosce il mestiere. Quanto alla comunicazione, dopo le Europee capiremo se sta adottando la strategia giusta o se, al contrario, deve rivedere qualcosa.

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