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La rivolta di Prigozhin? È cominciata in Siria

Tutto cominciò all’inizio del febbraio 2018 quando in Siria andò in scena lo scontro più violento tra Stati Uniti e Russia dalla fine della Guerra fredda. Nel cuore della notte, vicino alle polverose sponde del fiume Eufrate, un piccolo commando di Marines e Forze Speciali americane fu preso d’assalto da un contingente molto più numeroso di milizie fedeli al regime del presidente Bashar al-Assad, tra cui combatteva un cospicuo distaccamento di mercenari russi. La battaglia si svolse intorno alla base Usa di Deir el-Zor, nei pressi del giacimento di gas di Conoco, nel nord-est del Paese.

Battaglia sanguinosa
Circa 300-500 uomini iniziarono ad avanzare verso l’impianto equipaggiati con armi pesanti, veicoli corazzati e carri armati. Dopo quattro ore di battaglia, le forze siriane accerchiarono i militari statunitensi, messi alle strette da intense raffiche di artiglieria e colpi di mortaio. Nei successivi resoconti della battaglia, quasi sempre spiccava la presenza delle colonne di carri armati russi e il senso di terrore che suscitavano negli americani mentre prendevano lentamente posizione.

«Nonostante quello a cui abbiamo assistito in Ucraina, il carro armato è ancora un superpredatore nel campo di battaglia», raccontò uno dei combattenti alla stampa Usa, spiegando come le Forze Speciali americane non avevano armi e mezzi per fermarli. «Eravamo una barca di pirati. Se succedeva qualcosa affondavamo tutti insieme».

Per fermare l’attacco fu necessario l’intervento della forza aerea Usa con l’utilizzo impietoso di droni Reaper, caccia invisibili F-22, bombardieri B-52 ed elicotteri Apache. Dopo aver messo fuori uso il grosso dei carri armati russi e della contraerea e aver falciato centinaia di combattenti siriani e russi, tutti i soldati americani ne uscirono indenni. Un massacro spettacolare, in perfetto stile Usa.

Il rancore
C’è un motivo se quest’episodio, risalente a cinque anni fa, oggi ha ancora importanza. Perché i mercenari coinvolti nella battaglia erano membri del Gruppo Wagner, guidato Yevgeny Prigozhin, attualmente in esilio. Le loro operazioni in Siria, oggi come ieri, riflettono il ruolo sproporzionato e ombroso che la Wagner ha svolto nella politica estera del Cremlino – un attore esterno che ha perpetrato gli interessi di Mosca nei punti più caldi in Ucraina, Siria e in vari teatri di guerra africani con estrema efferatezza e offrendo un grado di negazione plausibile al governo russo.

La battaglia di Conoco rappresenta inoltre un segnale precoce delle future tensioni tra Prigozhin e la leadership militare russa. La perdita di decine di miliziani della Wagner in una sola notte in Siria ha fatto infuriare Prigozhin, che quest’anno ha pubblicato una cronologia degli eventi del 2018 sul suo canale Telegram. Stando alla sua versione, la spedizione della Wagner avrebbe dovuto rappresentare la forza di penetrazione nell’ambito di un’operazione “anti-Isis” per ottenere il controllo del giacimento e dei suoi dintorni con il supporto dell’aviazione russa. Ma il sostegno aereo non arrivò mai e da allora Prigozhin non dimenticò mai le responsabilità del ministro della Difesa russo Sergej Shoigu e del generale Valery Gerasimov per aver permesso che i suoi uomini diventassero carne da cannone degli Stati Uniti. 

La Russia ha sempre negato il suo coinvolgimento nella battaglia e nei colloqui d’emergenza tenuti durante l’infuriare dei combattimenti, avrebbe addirittura acconsentito all’intervento della forza aerea americana sul posto. Come riferì un ufficiale Usa al Washington Post, «fu sbalorditivo osservare con quanta velocità i russi stessi abbiano preso le distanze da un’operazione sotto comando siriano in risposta a una direttiva siriana», assicurando che non erano presenti loro uomini. 

Poche settimane dopo la battaglia, Prigozhin iniziò a operare a stretto contatto con il Cremlino coordinando le operazioni con i suoi funzionari e iniziando a tessere la vasta rete di influenza un tempo sotto il suo controllo, dalle campagne di disinformazione online all’impiego di truppe sul campo in diversi teatri di guerra, come la Libia e la Repubblica Centrafricana.

La faida di Prigozhin con Shoigu e Gerasimov si accese negli ultimi sei mesi, in cui il capo della Wagner si mostrava sempre più inferocito verso l’avvertita incompetenza nella gestione dell’invasione dell’Ucraina, culminando nella breve ribellione armata contro la leadership militare russa e provocando una crisi senza precedenti per il presidente Vladimir Putin, da cui sta ancora cercando di sbrogliarsi. Per ora Shoigu  e Gerasimov sono rimasti al loro posto mentre a Prigozhin è stato concesso l’esilio in Bielorussia. L’obiettivo del Cremlino ora è di rendere inoffensiva la compagnia militare privata che per anni ha fatto prosperare, ma i circa 8mila miliziani al seguito dell’ex “cuoco di Putin” in Bielorussia continuano a preoccupare Mosca.

Fiumi di denaro
Con ogni probabilità le ragioni del fallimento dell’operazione della Wagner in Siria nel 2018 sono da attribuirsi all’avidità, dopo che la Compagnia ha messo in piedi un flusso di capitale dalla sorveglianza di giacimenti, miniere e altri luoghi redditizi. E mentre Mosca tenta di capire come liberarsi dei mercenari, l’accordo implicito sulla Siria sembra restare in piedi. Come ha sottolineato la settimana scorsa il Washington Institute for Near East Policy, «la Wagner è ancora dispiegata in aree ricche di risorse sotto il controllo nominale delle forze del presidente siriano Bashar al-Assad che dipendono dall’aiuto dei militari russi. Queste includono i più grandi giacimenti di gas e petrolio del Paese (Shaer, al-Mahr, Jazar e Jihar) dove, secondo alcuni rapporti, la Wagner utilizzerebbe una società fittizia chiamata Evro Polis per ricevere oltre un quarto dei profitti del petrolio. Il regime di Assad avrebbe fatto questa concessione alla Wagner perché il Gruppo ha riconquistato gli impianti sotto il controllo dell’autoproclamato Stato Islamico continuando a difenderli dalle incursioni nemiche. Qualsiasi modifica all’accordo rivelerebbe molto sugli equilibri del controllo russo in Siria».

In tutto la Wagner avrebbe ricevuto dallo Stato russo 17,5 miliardi di euro tra contratti governativi e servizi forniti dalla holding Concorde, la società di Prigozhin, verso cui all’inizio della settimana Putin ha annunciato l’avvio di un’indagine. Ad ogni modo, la rivolta armata ha fatto intravedere per un breve momento la possibilità di una Russia de-putinizzata dopo 23 anni e come a succedere all’attuale presidente potrebbero non essere forze necessariamente pro-democratiche. Dopo Aleksei A. Navalny, è la seconda volta che il potere dello zar del Cremlino viene minacciato da un leader ribelle con un forte appeal populista. La guerra ha un enorme potere destabilizzante ed è così che la storia è sempre cambiata. Le verità messe a nudo da Prigozhin sugli errori della Russia in Ucraina potrebbero avere un forte contraccolpo culturale. Per tutti adesso, il futuro della Russia è imponderabile.

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