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Geppi Cucciari smaschera il ministro Sangiuliano: questo è giornalismo

Fantastica Geppi Cucciari. I sessanta secondi che la settimana scorsa hanno bombardato e demolito la reputazione del ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, durante la diretta per la consegna del Premio Strega, meritano di essere ripercorsi e studiati alla moviola.

Sessanta secondi sono un minuto, e un minuto – come sappiamo – può volare. Ma questo minuto di dialogo paradossale è rimasto inciso nella pietra, soprattutto perché partiva da un paternalistico invito alla lettura.

Il ministro: «Io voglio dire di leggere. Perché è una cosa fondamentale, molto bella, che ti arricchisce, che ti fa vivere dei momenti esistenziali…».
Geppi Cucciari: «Ha ragione!».

Il ministro: «Ho ascoltato le storie che sono, come dire, espresse, in questi libri, che sono finalisti questa sera: sono tutte storie che ti prendono. Proverò a leggere questi libri».
Geppi Cucciari: «Ah perché… Non… Non… Non li ha letti?».

Sangiuliano: «Sì, li ho letti perché ho votato, ma voglio, come dire, approfondire questi volumi…».
Geppi Cucciari: «Cioè oltre la copertina, dentro, insomma». 

Risate e applausi. Il resto è storia. O già meme, come una delle meravigliose parodie che hanno furoreggiato in rete, a partire dalla celebre locandina di uno dei più famosi film di Will Smith: dall’“Io sono leggenda” dell’attore americano a “Io sono leggendo” con il viso del ministro. 

Se dunque torno su questo episodio è perché merita di essere studiato per il numero vorticoso di format e luoghi comuni che riesce a fondere, in un solo minuto. Il primo è la favola pedagogica: il re è nudo. Sangiuliano dice frasi da Baci Perugina sulla lettura, ma poi non legge i libri del premio che sta assegnando. Invita gli altri a fare quello che lui non fa.

Lui che è il primo giurato d’Italia – altro cliché – predica bene e razzola male. Ci dice anche che lui avrebbe dovuto leggerli, il senso di colpa dello studente impreparato, altro topos. Non ne aveva necessità, ma al cretino cognitivo piace vantarsi, e questo lo frega. 

E poi c’è Geppi, la fantastica Geppi: la sua velocità di esecuzione. Le bastano tre sillabe – «Non… Non… Non…» – per rendere plateale ciò che senza quel guizzo felino sarebbe rimasto sepolto in un tempo morto, in secondo smarrito.

La Cucciari ha la velocità di un bounty killer di politici tromboni. È il giullare libero che si fa vendicatore, da Shakespeare a “V for vendetta”. È la lingua proverbialmente più tagliente della spada.

Non solo: dopo che abbiamo riso, sorriso, gustato e delibato, bisogna fare l’elogio della “seconda domanda”, quella che spesso manca a tanti giornalisti di fronte al potere: «Cioè leggere oltre la copertina?». Cult. Non è (solo) satira, dunque. È – come dire? – lezione. Non di satira, ma di giornalismo.

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