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Il negazionismo implicito sull’inquinamento (di Marco Cappato)

Va bene (si fa per dire) l’emergenza climatica. Ma l’inquinamento non interessa? 

Sul clima lo scontro è evidente. L’impatto delle emissioni è confermato da un gruppo di scienziati riuniti dall’Onu, oltre che dalla stragrande maggioranza della comunità scientifica. C’è anche chi non è d’accordo, e non sono certo io in grado di illustrare il diverso peso scientifico.

Mi limito a notare la debolezza della tesi complottista, in base alla quale la transizione farebbe l’interesse della Cina, che aumenta le emissioni mentre ci vende auto elettriche e pannelli solari. Mi sfugge per quale motivo mai le classi dirigenti occidentali dovrebbero seguire il capriccio di favorire la Cina e sfavorire le multinazionali del petrolio, anche occidentali. 

La mia personale conclusione è che hanno ragione gli scienziati dell’Onu, che non c’è nessun complotto, ma una battaglia da combattere per uscire dalle fonti fossili. 

Ma facciamo per un momento finta di ignorare totalmente la questione clima. L’Organizzazione Mondiale della Salute (Oms) valuta che l’inquinamento atmosferico uccide tredici persone al minuto, nove persone su dieci respirano aria inquinata e le morti da inquinamento sono più del 15% delle morti totali.

Le cifre possono essere discusse, ma in questo caso né la gravità del danno né l’origine antropica (cioè: la causa siamo noi) è messa in discussione da alcuno. 

Negare ad esempio l’impatto delle polveri sottili sulla salute umana sarebbe come sostenere che fumare sigarette o bere alcol tutti i giorni non fa nulla (in Italia in effetti si trova persino qualcuno che dice che bersi un bicchiere di vino al giorno fa bene, ma sono casi di corruzione intellettuale tanto palese da non fare testo). 

Il punto è che nessuno di coloro che negano l’impatto delle emissioni da fonti fossili sul clima si ricorda di menzionare l’impatto devastante dell’inquinamento da fonti fossili sulla salute umana e sull’ecosistema, perché su quello sarebbero senza argomenti. Persino tra coloro che si battono per misure forti a contrasto dell’emergenza climatica capita che ci si dimentichi di questo “dettaglio”, tanto si è impegnati a scontrarsi sull’altro tema.

Trovo ciò stupefacente. Perché le argomentazioni in base alla quale «il clima è sempre cambiato, e poi tutto sommato ormai l’Europa è responsabile di una parte minima delle emissioni globali, e poi non possiamo mica fare un favore alla Cina» crollano come un castello di carte se consideriamo che il riscaldamento delle nostre città e i tubi di riscaldamento delle nostre automobili ancora fanno ammalare e uccidono (1,4 milioni di morti in Europa da inquinamento atmosferico, fonte Oms), con danni più significativi sulle persone fragili come bambini, anziani e persone malate. 

Chi paga il prezzo più salato sono i ceti poveri, che abitano le periferie più inquinate e che non possono andare a cambiare aria nel fine settimana. 

Il negazionismo climatico deve essere affrontato innanzitutto sulla base del metodo scientifico: parola dunque agli scienziati!

Il negazionismo implicito sull’inquinamento atmosferico va invece affrontato nel modo più semplice: obbligandolo a diventare esplicito, accendendo i riflettori, parlandone. Anche perché l’inquinamento atmosferico sarebbe di per sé già sufficiente per giustificare rigorose politiche di transizione ecologica, come lo spostamento delle tasse dal lavoro – in particolare dai redditi medio bassi – al consumo di risorse ambientali non rinnovabili, come i combustibili fossili.

Con Eumans (movimento politico paneuropeo della partecipazione civica, ndr) stiamo ragionando a una nuova iniziativa dei cittadini europei sul tema. Chi è interessato si faccia vivo, grazie.

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