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Lo Stato Sociale alla conquista di uno Stupido Sexy Futuro, Lodo Guenzi e Albi a TPI: “Non sappiamo cosa faremo da grandi”

«C’è voluto del talento per invecchiare senza diventare adulti»: è una citazione di Franco Battiato che Lo Stato Sociale ha usato per presentare lo scorso maggio il nuovo album di inediti “Stupido Sexy Futuro” per Garrincha Dischi/Island Records, uscito a sei anni da “Amore – lavoro e altri miti da sfatare”, dopo anni di litigate e incomprensioni nate subito dopo il secondo Sanremo, quello del 2021, in cui Lodo Guenzi, Alberto Cazzola, Francesco Draicchio, Alberto Guidetti ed Enrico Roberto raccontano con grande onestà tutto quello che hanno vissuto in questi anni e «Di cinque amici che volevano cambiare il mondo, mentre il mondo ha cambiato noi».

«Stupido Sexy Futuro – spiega Alberto Cazzola detto Albi – vuole rappresentare le ambivalenze di un futuro che quasi sempre ti delude, ma che nello stesso tempo ti attrae fortemente, ed è molto sexy. Quando arrivi ad un certo livello di consapevolezza, ti accorgi che il presente è un futuro che non ce l’ha fatta. Ti disillude nei confronti del mondo, per questo è così stupido».

Il sogno della musica indie e popolare è stato un flop?
Lodo Guenzi: «L’Indie è una moda, l’indipendente è un meccanismo produttivo. Noi siamo diventati un prodotto, molti lo sono diventati più di noi e quella voglia di essere un’alternativa al mercato si è spenta. Quando diventi un prodotto, sei meno potente in tutto quello che dici, hai meno possibilità di rappresentare una generazione e incarnare un cambiamento nella società».
Albi: «È diventato una playlist di Spotify, uno scaffale di un supermercato. Noi siamo rimasti al lato di questo fenomeno. La nostra urgenza comunicativa è quella di raccontare le cose in un modo decisamente diverso dalle narrazioni dominanti».

A giugno è iniziato Stupido Sexy Futour, (Ultime date il 21 settembre San Vito Lo Capo al Cous Cous Fest e il 29 settembre Berlino al Frannz Club), concerti gratis o a prezzi popolari in pieno mood Stato Sociale.
Albi: «Visto che la politica non si occupa di fare scelte importanti per rendere la cultura, la musica, il cinema, accessibile a tutti, l’abbiamo dovuto fare noi. Poi ritrovarsi a suonare sia davanti ai nostri fan, sia davanti a persone che magari sono arrivate lì per caso, che non ti conoscono, è un modo per noi di affrontare ogni concerto con lo spirito della scoperta e della conquista».
Lodo Guenzi: «In questo momento in cui chiunque sale su un palco con decine di migliaia di euro di vestiti e accessori firmati per essere a tutti i costi stravagante, l’idea che noi siamo quelli che portano la gente a stare assieme in maglietta e jeans, senza scenografie e mega impianti pop, ha una sua forza».

Lo scorso 2 settembre al Carroponte di Sesto San Giovanni, ex sede della Brera, davanti a 7.000 persone avete ricordato il posto vuoto lasciato da Matteo Romagnoli, produttore, manager, ma soprattutto amico fraterno di tutta la band, scomparso da pochi mesi. Immagino sia stato molto difficile.
Lodo Guenzi: «Quello del Carroponte sarebbe stato il primo concerto che Matteo avrebbe visto dopo la convalescenza. Prima di entrare in ospedale per questa operazione da cui non si è risvegliato, ci eravamo dati appuntamento a Milano. Siamo di fronte ad un dolore terribile e portarlo ad una festa, perché questo sono i nostri concerti, è straniante …noi alla fine del concerto non ne usciamo così tanto liberati».
Albi: «Matteo è scomparso proprio all’inizio di questo tour. Un componente della band che ad un certo punto non c’è più.  È stato ed è devastante. Ogni volta che saliamo sul palco lui è con noi, il pubblico lo sente, e ci aiuta a sostenere questa mancanza con un incredibile abbraccio».

Alla vigilia della data al Carroponte, girava sui social la voce che sarebbe stata l’ultima grande festa e l’ultima data in una grande città. Lo sappiamo, l’avete detto e dichiarato, che siete arrivati fin qui dopo un periodo complicato, diventato da quel 14 giugno 2023 in cui è scomparso Matteo Romagnoli, ancora più duro. A che punto siete adesso? È a rischio la band?Lodo Guenzi: «Lo Stato Sociale per me è tante cose, è qualcosa che è nato con i miei amici quando non eravamo niente ed è l’unica cosa che ho fatto nella vita che ha lasciato un segno importante, fino ad oggi ho fatto un paio di film molto importanti per me, ma non sono rimasti, ho fatto trasmissioni che non sono rimaste, ma con la band ho fatto un disco e una canzone che sono rimasti e che credo rimarranno per sempre, e tutto questo nell’assoluta inconsapevolezza e libertà. Credo che questo legame non si spezzerà mai per questo motivo».
Albi: «A differenza di altri momenti della nostra carriera e della nostra vita ci concediamo di essere un po’ persi, senza un orizzonte ben definito. Oltre a noi cinque, l’unica risposta che ci può arrivare, è quella di chi ci segue, di chi condivide le parole delle nostre canzoni, il nostro modo di stare su un palco. Questo per noi è fondamentale per capire come guardarsi intorno e come considerare il futuro. La relazione che abbiamo con il pubblico è sempre stata molto orizzontale e partecipativa, quindi in questo momento in cui siamo così (lungo sospiro) confusi, il supporto della gente è determinante, per capire cosa dobbiamo fare».

Quindi ancora non sapete se andrete avanti?
Albi: «La verità è che non sappiamo cosa faremo nel nostro futuro, sappiamo che finiremo questo tour e poi ci guarderemo negli occhi per comprendere cosa vogliamo fare da grandi. So che il futuro resta sexy, anche se siamo parecchio turbati per la scomparsa di Matteo, so anche che c’è la volontà di portare avanti il nostro percorso artistico, di raccontare le nostre cose, di stare in mezzo alla gente e continuare a fare quello che abbiamo fatto in questi dieci anni, anche per lui. Come lo faremo e quando, non lo so dire, lo capiremo insieme dopo la fine del tour».
Lodo Guenzi: «Abbiamo i nervi a pezzi, ci vogliamo molto bene, siamo amici, ma non sappiamo cosa succederà. Lanciamo il cuore oltre l’ostacolo ancora per i prossimi concerti, finiamo il tour, poi ci incontreremo, lontani da tutto, per decidere cosa fare da grandi. Personalmente, non so niente del mio futuro, mi manca l’unica persona con cui sapevo inventare il domani, sto navigando a vista, vedremo cosa succederà. Ho bisogno di tempo, ancora qualche settimana, per capire che direzione voglio prendere. Nel frattempo, c’è un film da girare (un ruolo da protagonista di cui non si può parlare), c’è della tv da fare (“Tutto quanto fa cultura” dal 29 settembre su Raidue) e qualcuno mi ha chiesto di scrivere delle canzoni».

In “Fottuti per sempre”, del resto, Lodo Guenzi canta: «Non credere a niente quando tutto è una moda. Non è vero che la musica ci salverà». Forse la musica non tende la mano per farci risalire ma permette di esprimerci, cantare, ballare, riconoscerci e respirare, alleggerire il cuore, perché anche i dolori più grandi hanno bisogno di tregua e piccole distrazioni. E il popolo dello Stato Sociale, accorso numerosissimo ai concerti, crede ancora nella musica e nel loro futuro anche se è stupido e sexy.

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