L’attrice Marina Occhionero a TPI: “Ho scelto il palcoscenico per uscire dagli schemi”

«Vivo a Bologna per una scelta di benessere mentale e gastronomico. È una città che posso girare in bici ed è un posto che mi permette di avere una comunità di riferimento che non sia solo quella lavorativa. Per me è vitale». Così esordisce l’attrice piemontese Marina Occhionero, 30 anni, (“La ragazza nella nebbia” di Donato Carrisi, “Primo Re” di Matteo Rovere, “Studio Battaglia”) Premio Ubu come miglior attrice Under 35, quando la raggiungiamo al telefono mentre cammina sotto i portici, per parlare del legal drama “Avvocato Ligas” con Luca Argentero in esclusiva su Sky e in streaming su NOW dal 6 marzo, la serie tratta dal romanzo “Un caso complicato per l’avvocato Ligas. Perdenti.” di Gianluca Ferraris (dal 3 marzo in libreria con Corbaccio) in cui interpreta la giovane praticante dello studio dell’avvocato Ligas, una specie di rockstar del tribunale di Milano.
«Sono Marta Carati, la praticante dello studio Ligas che coltiva una grande passione verso la giurisprudenza. La serie ha una narrazione molto anglosassone anche se non c’è l’investigatore privato, e il sistema legale è diverso, ma ogni episodio è fine a sé stesso. Si affronta un caso in cui viene coinvolto lo studio legale e la storia si conclude nell’episodio. Marta è una neolaureata che comincia a muoversi in questo ambiente così difficile. Nel corso degli episodi cerca di fare esperienza e pian piano comincia a capire anche da che parte stare, scoprendo presto la differenza tra giustizia e sistema legale».
In Italia si dice che sono tutti medici o avvocati.«È vero, è una delle figure professionali più numerose in Italia e a cui siamo molto legati, poi, oggi la giurisprudenza è decisamente un tema scottante. E in questo la serie è molto attuale perché affronta i casi spiegando anche il rapporto con i giudici, con il pubblico ministero che in questo caso è interpretato da Barbara Chichiarelli, il rapporto con la politica all’interno della giustizia. Devo dire che come scrittura e contenuti è davvero attuale e avvincente».
Anche Lei è stata attratta dal mondo della giurisprudenza? Ho letto che ha cominciato a intraprendere quella strada, prima di diventare attrice.«Sono figlia di avvocati ma non ho fatto l’avvocato, nonostante fosse quello che tutti si aspettavano. Ero abbastanza sicura di studiare giurisprudenza, poi all’ultimo ho deciso di non farlo e non è stato per niente semplice. Molte volte è difficile uscire da quella strada che tutti si aspettano che tu prenda, ma soprattutto da quello che tu ti aspetti da te stesso».
Cosa le ha fatto cambiare idea?«A dire il vero non mi interessava l’avvocatura, ma più il diritto internazionale. Ho cambiato idea appena prima di iniziare l’Università. Non lo so perché, c’era qualcosa che non mi tornava in questa mia direzione. Non riuscivo ad avere una grande fiducia nel sistema. Ho avuto coraggio a credere in questa mia sensazione. Ho dovuto imparare a conoscermi e provare a vedermi fuori dagli schemi».
La recitazione, invece, come è entrata nella sua vita?«In modo del tutto casuale. Studiavo filosofia all’Università di Milano e la sera andavo molto spesso a teatro, anche in quei teatri off della scena milanese, e così in maniera istintiva, senza che ci fosse mai stata un’intenzione da parte mia, decisi di fare dei provini di ammissione per le accademie ed entrai all’Accademia Silvio D’Amico. Al secondo anno sono andata a Parigi per uno scambio di studi con il Conservatoire National Supérieur d’Art Dramatique. In quelle sale noi studenti avevamo la sensazione di abitare un luogo importante. Per i francesi il teatro, come il cinema, ha un ruolo sociale. C’è anche un sistema forte che ti protegge e che ti tutela».
In Italia invece c’è ancora un gap notevole fra donne e uomini e non solo per quanto riguarda i compensi economici, ma anche per l’importanza dei ruoli. I produttori preferiscono investire in storie dove gli uomini sono protagonisti perché sembra facciano incassare di più.«Assolutamente sì! È ancora così, purtroppo, e la cosa ancora più triste è che questa disparità si verifica anche in teatro. Il compenso degli attori maschi è sempre molto più alto di quello delle donne. Ed è spiegabile anche dal fatto che i direttori dei teatri nazionali sono quasi tutti uomini. Va un po’ meglio con i ruoli che sono sempre più svincolati da certi cliché. Infatti in Ligas, il mio personaggio, non ha una linea romantica. Non mi innamoro del capo, anche se è Luca Argentero. È una ragazza concentrata sul suo lavoro. La loro relazione è basata solo su una crescente stima e fiducia».
Questa è veramente una novità.«Sarebbe stata la linea più logica fare innamorare i due, no? Invece questo non avviene. Ed è per questo che ho accettato con molta gioia di interpretare questo personaggio così moderno. Questo dimostra che esiste la possibilità in Italia di sviluppare un progetto seriale con un personaggio femminile concentrato esclusivamente sul suo lavoro, il cui sogno non è innamorarsi del capo, ma magari realizzarsi nel migliore dei modi».
Ci sono in Italia dei cliché e dei pregiudizi anche sulla professione dell’attore che, mentre nel Regno Unito e in Francia, è rispettata e tutelata come qualsiasi altra professione, in Italia è considerata come un hobby. Come se non fosse un vero lavoro.«Assolutamente sì. Non abbiamo un contratto nazionale. Non abbiamo tutele. Le nostre posizioni anche all’Inps sono molto fumose. Adesso non esiste più neanche l’Enpals che era il nostro ente di riferimento per quanto riguarda le pensioni. Hai la sensazione di non esistere per il sistema. Sei uno così, che fa spettacolo, un guitto, non sei un lavoratore. E non tutti gli attori diventano ricchi e famosi per poter ovviare a questa disparità. La cosa incredibile, è che questo esiste solo nel nostro Paese dove non c’è il rispetto della nostra professione, che invece ha un ruolo importante per la crescita culturale».
Per questo è necessario anche per gli attori una conoscenza dell’aspetto legale della professione?«Certo! Infatti, per le nuove generazioni, all’interno delle accademie sono state inserite materie legislative e amministrative in termini di contratti. In modo tale che gli attori, quando finiscono il corso di studi, hanno una consapevolezza maggiore e non sono degli sprovveduti nelle mani di chi se ne può approfittare. Questa è stata un’innovazione molto importante che ha fatto sì che, le nuove generazioni, si possano muovere in questo ambiente in maniera completamente diversa.  Ti dà l’opportunità di sapere che tipo di accordo ci deve essere fra te e il tuo agente. Una conoscenza che ti permette di fare delle scelte in modo più consapevole e libero. Come vede si torna sempre alla giurisprudenza, che fa parte di tutta la nostra vita, molto di più di quello che crediamo».  

Share:

Facebook
Twitter
Pinterest
LinkedIn

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

On Key

Related Posts