MAGA World: un summit per la destra internazionale in Sudafrica

MAGA d’America, d’Italia, di Germania, d’Ungheria e di Belgio unitevi! In Sudafrica. A Pretoria per la precisione. Il 25 febbraio la capitale amministrativa sudafricana ha ospitato per la prima volta la “Lex Libertas Future of Nations Conference”. L’evento aveva al suo centro la lotta contro la “discriminazione” dei bianchi in Sudafrica, ma è sembrato a tutti gli effetti una prova tecnica per l’espansione a livello globale del movimento MAGA.

Il presunto “genocidio bianco”
Non è una novità che il tema della presunta persecuzione dei boeri in Sudafrica sia caro all’universo che gravita attorno al presidente americano Donald Trump. Già l’anno scorso il leader MAGA si era scontrato con il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa sulla questione. Durante il loro incontro alla Casa Bianca, Trump aveva mostrato presunte prove del «genocidio dei bianchi» nel Paese africano. In realtà i dati mostrano che le uccisioni di persone bianche legate al settore agricolo nel 2024 sono state 23. Lo stesso Trump era incappato in diversi errori. Aveva mostrato ad esempio una foto che a suo dire ritraeva «sepolture di agricoltori bianchi» in Sudafrica mentre era in realtà parte di un report sulle uccisioni delle donne in Congo.

Questi inciampi non hanno però smorzato in alcun modo l’impegno MAGA per «salvare» i bianchi sudafricani. L’amministrazione Trump ha addirittura attivato procedure di asilo speciale per questa popolazione. Alla base di questo interesse c’è stato, almeno all’inizio, il lavoro di Elon Musk. Il proprietario di X è cresciuto in una famiglia sudafricana bianca durante l’apartheid e da tempo spalleggia le rivendicazioni dei bianchi del Paese. Il merito dell’attenzione trumpiana al “genocidio bianco” è però anche di Ernst Roets, un attivista afrikaner i cui genitori provengono da Orania, un insediamento afrikaner riservato a soli bianchi.

Roets è impegnato da anni nella difesa dei bianchi in Sudafrica e nella tessitura di legami con il mondo trumpiano. È stato più volte ospite di Tucker Carlson, uno dei giornalisti più importanti per l’universo MAGA americano. Fu proprio dopo una sua intervista nel 2018 che Trump denunciò «l’uccisione su larga scala di agricoltori bianchi». Più recentemente Roets ha presieduto insieme a Joost Strydom, direttore esecutivo del Movimento Orania, il 113esimo Gala annuale del Club dei giovani repubblicani di New York (NYYRC), il più antico e numeroso club dei giovani repubblicani negli Stati Uniti. Durante il suo discorso, infarcito di invocazioni a un Dio che «ci protegga e ci consegni il nemico nelle nostre mani», Roets ha ringraziato il «fantastico» presidente del NYYRC, Stefano Forte. 

Tutti a Pretoria!
La relazione tra i due è così stretta che Forte è volato in Sudafrica per la “Future of Nations Conference” organizzata da Lex Libertas, il think tank fondato da Roets. E non lo ha fatto da solo. Oltre all’intero board del NYYRC, il club repubblicano ha richiamato anche diversi esponenti del mondo MAGA in Europa. Sul palco si sono alternati diversi rappresentanti del partito di estrema destra fiammingo Vlaams Belang. Tra loro c’erano il parlamentare Kristof Slagmulder e il leader del partito Tom van Grieken, ammiratore del premier ungherese sovranista Viktor Orban, definito un «esempio stimolante». 

Van Grieken avrà avuto occasione di tessere le lodi di Orban con un altro panelist della conferenza: l’ungherese Zoltán Koskovics, analista geopolitico presso il Centro per i diritti fondamentali di Budapest. Questo istituto di ricerca è particolarmente importante per il mondo MAGA in Europa: è interamente finanziato dallo Stato ungherese attraverso l’ufficio del primo ministro e organizza in Ungheria lo spin-off della Conservative Political Action Conference (CPAC), il più importante raduno del mondo conservatore americano e internazionale.

Direttamente da Roma
Il network creato da Roets e Forte non si ferma però ai soli panelist. A dare manforte dall’Italia è arrivato anche Lorenzo Caccialupi, lo studente romano diventato virale a settembre per un video in cui faceva una domanda al fondatore di Turning Point, Charlie Kirk. Il giovane content creator italiano è da mesi attivo a suon di reels nel portare avanti la propaganda MAGA in Europa. Le sue critiche più aspre sono contro l’immigrazione incontrollata e contro l’Unione europea, un’istituzione che «deve sparire». 

Le sue posizioni sono piaciute molto al NYYRC che già a dicembre aveva deciso di invitarlo al suo Gala (lo stesso dove Roets ha tenuto il suo discorso). La conferenza a Pretoria è stata una nuova occasione di collaborazione. Caccialupi si è recato nel Paese e qui ha registrato diversi contenuti di propaganda contro le discriminazioni subite dai bianchi nel Paese. In uno, un intervistato arriva a dire che quanto subito dai bianchi è «peggio dell’apartheid». In un altro Caccialupi elogia gli afrikaner che «non si lamentano mai» (anche perché ci pensa l’internazionale MAGA a farlo per loro). Il tutto taggando e ringraziando spesso il NYYRC.

Gli “amici” dalla Germania
Insieme a lui c’era un altro giovane attivista europeo benvoluto oltreoceano: il tedesco Fabrice Ambrosini. Inizialmente membro della giovanile della CDU (il principale partito di centrodestra in Germania), Ambrosini aveva poi abbandonato nel 2021 il partito a seguito della pubblicazione di un video in cui durante una festa privata faceva un saluto nazista. Da allora, non è chiaro per quali vie, è entrato nel circolo dei MAGA europei arrivando addirittura a passare la notte elettorale delle presidenziali 2024 nella tenuta di Trump a Mar-a-Lago. In quei giorni è circolato un video in cui lo stesso presidente americano chiamava Ambrosini e altri influencer arrivati dalla Germania «i miei amici tedeschi». Più recentemente Ambrosini è stato nuovamente a Mar-a-Lago dove ha riferito di avere incontrato il Segretario all’Interno americano Doug Burgum. I due, a detta dell’attivista tedesco, avrebbero discusso delle politiche energetiche «sbagliate» della Germania.

Che Ambrosini sia un ottimo amico per il mondo trumpiano è ben chiaro anche dai video registrati dal giovane attivista in Sudafrica. In una sua storia su Instagram ha fotografato alcuni bambini a Orania scrivendo: «Tutti i bambini di Orania amano Trump». Nel corso del suo viaggio l’attivista è passato anche dalla Namibia. Qui si è fatto diverse foto vicino ai cimeli dell’occupazione tedesca nel Paese africano celebrando il «passato e il futuro».

Il “ritorno” dell’Occidente
Il tema dell’importanza del ritorno a una presunta «grandezza» occidentale è stato ripreso sul palco di Pretoria dal leader del NYYRC. Nel suo discorso, intriso di riferimenti religiosi a favore dei bianchi sudafricani che «hanno basato la loro vita su Gesù Cristo», Forte ha fatto riferimento alla scomparsa dell’impero romano e di quello britannico a causa della perdita dei valori cristiani e dell’immigrazione di massa. Nella sua visione, gli afrikaner sono un esempio per «il futuro della civiltà occidentale che deve scegliere di tornare grande». Anche in questa funzione Roets e Forte hanno annunciato di star lavorando a nuovi eventi a Washington. Aspettando i prossimi ospiti europei.

Share:

Facebook
Twitter
Pinterest
LinkedIn

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

On Key

Related Posts