Era il 10 ottobre 1871 quando l’attivista afroamericano Octavius Catto venne assassinato a Philadelphia da chi si opponeva al diritto di voto per i cittadini di colore. La sua storia è al centro dell’opera The Passion of Octavius Catto, scritta dal pianista e compositore statunitense Uri Caine, che sarà eseguita per la prima volta in Italia nella versione con orchestra per la rassegna Jazz on Symphony firmata da Paolo Fresu per il Teatro Comunale di Bologna.
L’oratorio laico è in programma sabato 26 settembre alle 20.30 all’Auditorium Manzoni di Bologna. Caine, acclamato pianista jazz e poliedrico compositore, molto attivo sul fronte dei diritti umani, sarà affiancato dalla cantante Barbara Walker, da Clarence Penn alla batteria e da Brad Jones al basso. A dirigere l’Orchestra e il Coro – preparato da Claudio Marino Moretti – del Teatro Comunale di Bologna il maestro statunitense André Raphel, che ha già collaborato con orchestre come la Boston Symphony, la Chicago Symphony e la New York Philharmonic.
The Passion of Octavius Catto si ispira alla struttura drammatica delle Passioni di Bach. L’opera è divisa in dieci capitoli attraverso i quali si narra la vicenda del protagonista, attingendo alle forme e ai suoni della musica gospel della chiesa afroamericana, alternati con momenti improvvisativi tipici di altre sonorità come il cakewalk e il ragtime. Non solo. In apertura di serata, Caine, Penn e Jones si esibiranno anche in Trio – formazione in cui raramente li si ascolta suonare insieme – per un programma a sorpresa tra grande tradizione del jazz, improvvisazione e musica afroamericana.
Giunta al secondo anno consecutivo, Jazz on Symphony punta a mettere in dialogo due mondi come quello del jazz e della musica sinfonica, attraverso tre concerti da non perdere, due nel 2026 – quello che si è tenuto il 29 maggio e quello del 26 settembre con Uri Caine – e uno nel 2027, giovedì 14 gennaio, con il violoncellista brasiliano Jaques Morelenbaum. La rassegna è firmata dal trombettista, flicornista e compositore Paolo Fresu. Abbiamo intervistato Uri Caine, in vista dell’importante prima in Italia della sua opera nella versione con orchestra in programma al Teatro Comunale di Bologna.
Maestro, come ha conosciuto la storia di Octavius Catto e perché questa vicenda l’ha colpita così tanto?
«Avevo sentito parlare di questa storia essendo cresciuto a Philadelphia, ma è stato solo quando ho letto il libro Tasting Freedom, di Murray Dubin e Daniel Biddle, che ho conosciuto più approfonditamente la storia di Catto».
Una storia che parla di discriminazione razziale, ma anche di diritti e di uguaglianza. Cosa può insegnarci oggi, a distanza di oltre 150 anni, la sua vicenda?
«Senz’altro gli Stati Uniti hanno fatto alcuni progressi dalla loro nascita: la schiavitù è stata abolita e il movimento per i diritti civili ha portato a una certa forma di uguaglianza. Ma gran parte di questi progressi è oggi in pericolo, con il governo dei repubblicani, di Donald Trump e dell’attuale Corte Suprema conservatrice, che ritengo sia apertamente razzista, contraria agli immigrati, ai diritti delle donne e dei lavoratori».
The Passion of Octavius Catto è stata composta nel 2014, mentre negli Stati Uniti stava emergendo il movimento Black Lives Matter. A distanza di dodici anni, è cambiato il modo in cui lei guarda a quest’opera e al messaggio che porta con sé?
«Oggi negli Stati Uniti, con Trump, c’è stata una vera e propria reazione contro il movimento Black Lives Matter, considerato troppo “woke”. Molte forze di polizia americane commettono di frequente abusi e l’Ice ha deportato e imprigionato tanti innocenti. Da questo punto di vista si può dire che le cose negli Usa siano persino peggiori oggi rispetto a dodici anni fa».
Quanto è importante per lei portare The Passion of Octavius Catto proprio a Bologna, una città che nel 1257 abolì la servitù della gleba con il Liber Paradisus?
«Ho suonato molte volte a Bologna e apprezzo moltissimo la tradizione progressista della città, così come la straordinaria ospitalità e i meravigliosi amici che ho conosciuto durante le mie esibizioni. In città c’è un’atmosfera speciale e non vedo l’ora di presentare lì quest’opera».
L’opera The Passion of Octavius Catto lega gospel, jazz e musica contemporanea. Come è riuscito a fondere linguaggi musicali così diversi per raccontare questa storia?
«Sono sempre stato interessato a diversi tipi e stili di musica e, nel corso degli anni, ho avuto l’opportunità di suonare e comporre opere usando linguaggi così diversi. È avvenuto, quindi, in modo del tutto naturale».
Nella prima parte della serata con i musicisti Penn e Jones vi esibirete anche in Trio per un programma a sorpresa. Cosa dobbiamo aspettarci?
«Penso che suoneremo una combinazione di brani originali, forse alcuni “classici” del repertorio jazz e alcune improvvisazioni libere».
Lei è da sempre molto attivo sul fronte dei diritti civili. La musica a suo parere può diventare anche uno strumento di protesta e di cambiamento sociale?
«La musica ha spesso avuto un ruolo in molte battaglie per i diritti civili, così come nelle lotte dei lavoratori e dei sindacati e in quelle per l’indipendenza in diversi Paesi. Può agire come una forza unificante e alcuni tipi di musica possono diventare il simbolo di questi movimenti politici. Ma la musica, da sola, non può sostituire il vero impegno politico e il voto».
Negli Stati Uniti il rapporto tra cultura, politica e libertà di espressione è oggi al centro di un forte dibattito. Dal suo punto di vista, quanto è cambiato negli ultimi anni lo spazio di libertà e autonomia del mondo culturale americano?
«Da quando è iniziato il secondo mandato di Trump, le politiche attuate dal suo governo hanno privato molte fasce della popolazione americana dei propri diritti. Tuttavia, poiché gran parte delle attività artistiche negli Stati Uniti non è sostenuta dal governo, il tentativo di Trump di limitarle ha avuto un impatto circoscritto. E quando il presidente americano cerca di interferire con il mondo dell’arte e della cultura, spesso ottiene l’effetto contrario. Ad esempio, quando ha cercato di mettere il proprio nome sul Kennedy Center di Washington, molti artisti – tra cui quelli dell’Opera di Washington – hanno cancellato le loro esibizioni per protesta. Ora Trump ha chiuso il Centro per due anni, ufficialmente per “ristrutturazione”. Ma in molti altri settori che dipendono dall’amministrazione centrale, come la sanità e la ricerca scientifica, Trump è stato un vero disastro».




