Più di 90mila copie vendute nel giro di una settimana, 250mila nel primo anno di pubblicazione. Parte dal successo de “Il mondo al contrario” l’ascesa politica di Roberto Vannacci. Il libro autopubblicato, che ha fruttato all’autore 800mila euro solo nel primo anno di pubblicazione, è stato la rampa di lancio di una carriera politica che nel giro di tre anni ha portato l’ex generale ai vertici della Lega e poi a fondare una forza politica che figura stabilmente al quarto posto nei sondaggi, dopo aver scalzato Forza Italia e il partito di cui era vicesegretario. Una scalata che rischia di complicare i piani per la rielezione di Giorgia Meloni, mettendo la coalizione di governo di fronte a un dilemma.
Vannacci ha attribuito l’inizio del suo successo alla visibilità ottenuta grazie a La Repubblica, che aveva dedicato un articolo alle sue controverse posizioni, scatenando un caso che ha portato alla rimozione del militare dal suo incarico e alla sospensione per 11 mesi, prima della decisione di lasciare definitivamente le forze armate.
Militari e non solo
Ma l’ascesa politica dell’ex generale non è solo dovuta allo sviluppo fortuito di un caso mediatico. Prima ancora della pubblicazione de “Il mondo al contrario” e dell’articolo di Repubblica, secondo quanto riportano Pagella Politica e Facta, Vannacci aveva già creato una pagina Wikipedia su se stesso, tramite un suo collaboratore che sarebbe diventato suo assistente al Parlamento europeo e avrebbe poi preso parte alla fondazione del movimento Il Mondo al Contrario. Poche settimane dopo la pubblicazione dell’articolo sul quotidiano del gruppo Gedi, un gruppo di ex militari aveva già dato vita al movimento che avrebbe accompagnato la prima fase della fulminea carriera politica dell’ex generale.
Animato da diversi ex paracadutisti e incursori del Col Moschin, il comitato ispirato al suo libro, con sede a Lamezia Terme, era guidato da Fabio Filomeni, tenente colonnello della Folgore in congedo. Filomeni avrebbe poi lasciato a marzo 2025, sostenendo che «il progetto che avevo ipotizzato si è sbriciolato». Tra le sue contestazioni, quella della visita in Israele del segretario della Lega Matteo Salvini, di cui Vannacci era all’epoca il vice, giudicata «vergognosa» in particolare per la stretta di mano a Benjamin Netanyahu, definito un «un ricercato internazionale».
Anche il coordinatore nazionale di Futuro nazionale, il partito fondato dall’ex generale a febbraio 2026, è un ex sottufficiale della Folgore. Eletto consigliere regionale in Toscana con la Lega, secondo Report era direttore generale all’Associazione Fondazione Generazione Xa (Decima).
Al movimento si sono associate anche figure note alle cronache. Tra queste, secondo Repubblica, figura Gianmario Ferramonti, legato a Licio Gelli, maestro venerabile della loggia massonica eversiva P2, nonché fondatore della cosiddetta loggia P3, insieme al generale Bartolomeu Constantin Săvoiu, che si considera a sua volta l’erede spirituale di Gelli. «Vogliamo fare una grande grande unione di tutti i partiti di destra», ha detto Savoiu a Report: «Abbiamo Vox in Spagna, abbiamo Afd in Germania, abbiamo il primo partito in Russia».
L’ex generale della Nato riscuote certamente consensi nella destra americana. Benjamin Harnwell, stretto collaboratore dell’ex consigliere di Donald Trump Steve Bannon, assieme al quale conduce il podcast War Room, ha dichiarato a La Stampa che Vannacci è «certamente la figura più seria oggi sulla scena politica italiana», auspicando che «in futuro, diventi presidente del Consiglio». Un miglioramento rispetto a Giorgia Meloni che rappresenterebbe invece «una delusione e una grande opportunità persa» dopo aver scelto di governare «più o meno come un Draghi bis».
Tra Washington e Mosca
Comandante del contingente Italiano in Iraq tra il 2017 e il 2018, oltre che Deputy Commanding General for Training della coalizione anti Isis, Vannacci ha ottenuto la Legion of Merit dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti «per il merito eccezionale dimostrato nell’ambito della Coalizione anti-ISIS nella quale, per dodici mesi e durante le fasi più cruente della lotta a Daesh».
Diventato addetto militare dell’ambasciata italiana a Mosca a febbraio 2021, nel maggio 2022, è stato tra i 24 diplomatici italiani espulsi dalle autorità russe dopo che Roma aveva a sua volta allontanato un gruppo di diplomatici russi.
In seguito ha assunto il comando dell’Istituto di Geografia Militare di Firenze, incarico da cui è stato rimosso dopo la pubblicazione de “Il mondo al contrario”, al centro di polemiche per gli attacchi a femminismo, omosessualità e ambientalismo.
Definito «Cavallo di Troia» della Russia dal centro studi European Council on Foreign Relations (Ecfr), Vannacci è stato contestato per l’opposizione all’assistenza all’Ucraina. «Una Roma influenzata da Vannacci bloccherebbe attivamente le iniziative di difesa dell’Ue, porrebbe il veto alle sanzioni e divulgherebbe informazioni sensibili sul coordinamento della sicurezza», ha affermato il think tank con sede a Berlino, fino a «paralizzare la capacità di Bruxelles di agire come attore geopolitico coerente». Il leader di Futuro Nazinale viene accusato di aver dichiarato pubblicamente che non avrebbe «alcun problema» ad accettare finanziamenti da Mosca o Pechino, e di aver adottato una posizione in tema di politica estera ispirata a quella dell’ex premier ungherese Viktor Orbán. «Questa apertura verso la Russia è ulteriormente rafforzata dal suo passato militare», prosegue l’Ecfr che cita il suo passato di addetto militare italiano a Mosca.
Su altri temi caldi di politica estera l’ex generale ha posizioni meno stridenti con quelle dei partiti della maggioranza. A differenza di alcuni suoi sostenitori della prima ora, ha ben pochi dubbi nel sostegno a Israele, sostenendo che «la causa palestinese incarna la lotta contro gli ebrei» e «usa la retorica anti-occidentale per suscitare empatia», accusando la sinistra «antimperialista, globalista e talvolta antisemita» di sfruttare «la propaganda emotiva sulle vittime per alimentare consenso», contribuendo ad aiutare «gli astuti islamisti a minare società e istituzioni».
I sovranisti riflettono
I rapporti con Futuro Nazionale pongono la coalizione di centrodestra davanti a un dilemma.
I sondaggi sembrano indicare che sarà difficile per vincere le elezioni senza Vannacci, ma d’altra parte un accordo prematuro rischierebbe di logorare ulteriormente le forze di maggioranza, rimandando qualsiasi decisione a ridosso delle elezioni.
Ad agosto l’apertura del viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli, esponente di spicco di Fratelli d’Italia, ha scatenato una tempesta. «Mi auguro che si possa governare insieme a Vannacci. Se loro vogliono governare con noi, non vedo perché dovremmo escluderli», aveva detto il viceministro degli Esteri. Parole subito smentite dal partito, che ha tenuto a ribadire che «non è la posizione di FdI».
C’è anche chi, come Gianfranco Fini, è scettico sul reale potenziale elettorale di un movimento tanto radicale come quello di Vannacci. L’ex leader di Alleanza Nazionale, intervenuto su La7 a L’aria che tira, ha paragonato il partito dell’ex generale ad altre realtà di estrema destra del passato come quelle guidati da Francesco Storace e prima ancora Pino Rauti («I sondaggi post nascita erano ottimi», ma «i risultati elettorali furono scarsissimi»). Il tema dirimente, secondo l’ex presidente della Camera, è quello del voto utile. «Una volta che avrai votato Vannacci, ti troverai, probabilmente, Bonelli o Fratoianni al governo e ti guarderai allo specchio o no?», ha osservato Fini.
L’ex generale, da parte sua, giudica l’estremismo un concetto relativo. «Se un partito è al 25%, non è mai estremista», ha dichiarato alla trasmissione di Rete4 RealPolitik, quando era ancora vicesegretario della Lega. «Passare per le armi i vinti, ucciderli, ai tempi dei romani era la normalità, non era estremo. Oggi è considerata una cosa estremista».




