La grande battaglia dei nostri tempi (di Francesca Romana D’Antuono)
thepostadmin
Se le proteste in Spagna riempiono le piazze, le elezioni di Berlino si sono decise sugli affitti, e dopo quattro anni di silenzio Salvini annuncia 10 miliardi per la casa senza aver mai portato avanti un piano durante il suo mandato, un motivo c’è: la battaglia dei nostri tempi è la casa. Tra il 2015 e il 2025, i prezzi delle case in Ue sono cresciuti del 65%, gli affitti del 20%. Nelle città italiane dove si concentrano lavoro e opportunità, un quinto delle famiglie in affitto sostiene costi abitativi superiori al 40% del proprio reddito disponibile; il rapporto tra affitto e salario medio arriva al 76% a Milano, al 65% a Roma e al 48% a Bologna. Non c’è lavoro, salute, o famiglia senza casa. La casa rappresenta una base sociale, ma quando viene trattata come un semplice bene di mercato l’impatto riguarda il mondo del lavoro, l’accesso all’istruzione e persino l’andamento demografico del Paese. Eppure il governo si è occupato di casa quasi solo parlando di occupazioni. A luglio la polizia ha sgomberato SpinTime a Roma, abitato da circa 400 persone. Il Comune ha trovato alloggi temporanei e ha tentato inutilmente di acquisire l’edificio, ma – a riprova dello strapotere accumulato dai privati rispetto a istituzioni avvilite da trent’anni di liberalizzazioni – Investire SGR ha rifiutato l’offerta di acquisto di Roma Capitale. Mentre questo accade, però, la maggioranza continua con la retorica per cui il nemico di chi è povero non è chi monopolizza le ricchezze, ma chi ne ha meno di lui. Ancora più sconcertante la storia di Ferrara, dove un grattacielo è stato sgomberato dei suoi 500 legittimi abitanti e mai più restituito a causa dell’accumulo di 600mila euro di debiti per i costi di messa in sicurezza e la proprietà frammentata. Il sindaco leghista ha dichiarato di non avere obblighi sul palazzo. Eppure 500 persone in strada non sembrano un affare privato, tanto più che molti sfollati continuano a pagare mutuo e tasse sulle proprietà. Sarà forse l’origine migrante di gran parte della popolazione proprietaria ad aver volatilizzato l’urgenza di tematiche care al partito del Sindaco come lotta al degrado e sicurezza? Che ci sia voluta, in seguito, una sentenza del TAR perché il comune fosse chiamato ad attivarsi, scoperchia tutta la stortura dell’abitare in Italia: quello che manca non sono le case, ma una politica che riconosca l’abitare come un diritto e non come una questione di mercato. Eppure le misure da mettere in atto sono piuttosto concrete: recuperare edifici pubblici inutilizzati, riqualificando il patrimonio esistente; intervenire prima che le persone perdano casa con fondi di manutenzione e sostegni contro la morosità incolpevole; affrontare la speculazione dando ai Comuni strumenti per regolare gli affitti brevi dove abusati e incentivare il recupero degli immobili sfitti. Da ultimo: se lo Stato finanzia alloggi accessibili con le nostre tasse, questi devono rimanere accessibili per sempre. Non possiamo continuare a socializzare i costi e privatizzare i benefici. E siccome questa crisi non è solo italiana, nemmeno la soluzione può esserlo. Da Madrid, a Roma, a Berlino, possiamo costruire una coalizione europea per chiedere investimenti pubblici, regole contro la speculazione e il riconoscimento del diritto alla casa, che deve essere il luogo in cui costruire il proprio futuro, non il prezzo da pagare per averne uno.
«Smettetela di seguire questa strada». Dopo l’exploit della sinistra alle elezioni di Berlino, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha lanciato questo avvertimento ai suoi partner
Proteste in tutto il Paese e caduta del governo: lo sfratto di Maricarmen Abascal ha segnato una nuova fase nella crisi abitativa spagnola, mettendo il
La grande battaglia dei nostri tempi (di Francesca Romana D’Antuono)
thepostadmin
Se le proteste in Spagna riempiono le piazze, le elezioni di Berlino si sono decise sugli affitti, e dopo quattro anni di silenzio Salvini annuncia 10 miliardi per la casa senza aver mai portato avanti un piano durante il suo mandato, un motivo c’è: la battaglia dei nostri tempi è la casa. Tra il 2015 e il 2025, i prezzi delle case in Ue sono cresciuti del 65%, gli affitti del 20%. Nelle città italiane dove si concentrano lavoro e opportunità, un quinto delle famiglie in affitto sostiene costi abitativi superiori al 40% del proprio reddito disponibile; il rapporto tra affitto e salario medio arriva al 76% a Milano, al 65% a Roma e al 48% a Bologna.
Non c’è lavoro, salute, o famiglia senza casa. La casa rappresenta una base sociale, ma quando viene trattata come un semplice bene di mercato l’impatto riguarda il mondo del lavoro, l’accesso all’istruzione e persino l’andamento demografico del Paese.
Eppure il governo si è occupato di casa quasi solo parlando di occupazioni. A luglio la polizia ha sgomberato SpinTime a Roma, abitato da circa 400 persone. Il Comune ha trovato alloggi temporanei e ha tentato inutilmente di acquisire l’edificio, ma – a riprova dello strapotere accumulato dai privati rispetto a istituzioni avvilite da trent’anni di liberalizzazioni – Investire SGR ha rifiutato l’offerta di acquisto di Roma Capitale. Mentre questo accade, però, la maggioranza continua con la retorica per cui il nemico di chi è povero non è chi monopolizza le ricchezze, ma chi ne ha meno di lui.
Ancora più sconcertante la storia di Ferrara, dove un grattacielo è stato sgomberato dei suoi 500 legittimi abitanti e mai più restituito a causa dell’accumulo di 600mila euro di debiti per i costi di messa in sicurezza e la proprietà frammentata. Il sindaco leghista ha dichiarato di non avere obblighi sul palazzo. Eppure 500 persone in strada non sembrano un affare privato, tanto più che molti sfollati continuano a pagare mutuo e tasse sulle proprietà. Sarà forse l’origine migrante di gran parte della popolazione proprietaria ad aver volatilizzato l’urgenza di tematiche care al partito del Sindaco come lotta al degrado e sicurezza? Che ci sia voluta, in seguito, una sentenza del TAR perché il comune fosse chiamato ad attivarsi, scoperchia tutta la stortura dell’abitare in Italia: quello che manca non sono le case, ma una politica che riconosca l’abitare come un diritto e non come una questione di mercato.
Eppure le misure da mettere in atto sono piuttosto concrete: recuperare edifici pubblici inutilizzati, riqualificando il patrimonio esistente; intervenire prima che le persone perdano casa con fondi di manutenzione e sostegni contro la morosità incolpevole; affrontare la speculazione dando ai Comuni strumenti per regolare gli affitti brevi dove abusati e incentivare il recupero degli immobili sfitti. Da ultimo: se lo Stato finanzia alloggi accessibili con le nostre tasse, questi devono rimanere accessibili per sempre. Non possiamo continuare a socializzare i costi e privatizzare i benefici.
E siccome questa crisi non è solo italiana, nemmeno la soluzione può esserlo. Da Madrid, a Roma, a Berlino, possiamo costruire una coalizione europea per chiedere investimenti pubblici, regole contro la speculazione e il riconoscimento del diritto alla casa, che deve essere il luogo in cui costruire il proprio futuro, non il prezzo da pagare per averne uno.
Share:
Related Posts
Le chiavi perdute: anatomia di un tradimento generazionale tra case vuote, salari fermi e affitti insostenibili
In Italia ci sono 35,6 milioni di abitazioni e meno di 26 milioni di famiglie: più case che famiglie. Eppure chi ha meno di quarant’anni
L’incantesimo spezzato del Mattone (di Tobia Zevi)
Come spesso capita nella Storia, la scintilla scocca nel momento e in modi imprevedibili. In Spagna, lo sfratto e poi la morte di Maricarmen Abascal,
La grande battaglia dei nostri tempi (di Francesca Romana D’Antuono)
Se le proteste in Spagna riempiono le piazze, le elezioni di Berlino si sono decise sugli affitti, e dopo quattro anni di silenzio Salvini annuncia
Nel resto dell’Ue la risposta alla crisi abitativa è il welfare
«Smettetela di seguire questa strada». Dopo l’exploit della sinistra alle elezioni di Berlino, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha lanciato questo avvertimento ai suoi partner
Hasta la casa siempre: così la “rivolta delle chiavi” ha scosso la Spagna
Proteste in tutto il Paese e caduta del governo: lo sfratto di Maricarmen Abascal ha segnato una nuova fase nella crisi abitativa spagnola, mettendo il