Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia considerano il “modello Caivano” un successo. A rivendicare i dati è proprio il partito della premier, secondo cui in quattro anni la strategia del Governo contro il degrado ha destinato 290 milioni di euro a Caivano e ad altri nove territori del Paese da Nord a Sud: Rozzano (Milano), il Quarticciolo (Roma), Scampia e Secondigliano (Napoli), Orta Nova (Foggia), San Ferdinando e Rosarno (Calabria), Borgo Nuovo (Palermo) e San Cristoforo (Catania), con 57 progetti (il 39%) già conclusi e altri 90 (il 61%) in fase di sviluppo e realizzazione. Soltanto a Caivano ha previsto un centro sportivo, biblioteche, spazi verdi, un polo universitario e un miglioramento della rete dei trasporti. Questo modello, inoltre, secondo il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, è collegato al Piano periferie varato nel 2023 dal Governo, che ha messo a disposizione di tutti i Comuni risorse finanziarie e possibilità di interventi in deroga. «Il Piano per le periferie operativo nel 2023 pone a disposizione dei Comuni 2 miliardi di euro e 1 miliardo e 100 milioni sono già completamente impegnati da parte degli enti locali», aveva spiegato a maggio l’ex magistrato. Risultati che, nelle intenzioni dell’esecutivo, segnano solo l’inizio di una strategia a lungo termine per combattere il degrado e ridefinire il volto delle periferie.

La geografia della rivolta mondiale della Generazione Z
È tutto iniziato a metà settembre, nella periferia parigina di Créteil: uno sciopero degli insegnanti contro le persistenti carenze di organico e la mancanza di


