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Il centrodestra sopravviverà alla morte di Silvio Berlusconi?

Dalla televisione alla politica passando per il calcio sono tanti i segni che Silvio Berlusconi ha lasciato nella società italiana, talvolta più tangibili, altre più rarefatti ma non per questo meno significativi. Forse va inserita in quest’ultima categoria una delle impronte più profonde lasciate nella politica, una di quelle cose che diamo talmente per scontate da non chiederci nemmeno più il perché esista nella forma in cui la conosciamo.

Già, perché Silvio Berlusconi, celebrato per essere stato tra le altre cose come imprenditore in numerosi settori, è anche l’inventore del centrodestra italiano così come lo conosciamo dal 1994. 

La discesa in campo, infatti, non ha segnato “solo” la nascita di Forza Italia, ma ha creato un’area che fino a quel momento nel nostro Paese non esisteva e che oggi non solo esiste, ma pur con i dovuti cambiamenti nei rapporti di forza e nei protagonisti rimane ancora oggi uno schema consolidato a tal punto da rappresentare una delle poche certezze del complesso panorama politico italiano. 

Sdoganati
Nella cosiddetta Prima Repubblica che si era appena conclusa, con il Partito Comunista Italiano a giocare il ruolo della sinistra, il contrappeso della Democrazia Cristiana, pur non essendo un partito di centrodestra, esercitava questo ruolo e attraeva quel tipo di elettorato. Fuori dai giochi il Movimento Sociale, una forza all’epoca indubbiamente di destra, ma ancora ritenuta troppo legata all’eredità del fascismo e per questo tenuta lontana dai ruoli di governo. 

Quando Tangentopoli portò al crollo dei partiti tradizionali che avevano governato l’Italia fino a quel momento, le amministrative del 1993, le prime con l’elezione diretta del sindaco, iniziarono a delineare un nuovo bipolarismo: un centrosinistra guidato dal neonato Pds, erede del Pci, forte in tutta Italia, che se la sarebbe vista soprattutto con la Lega al Nord e con l’Msi nel Centro-Sud. La neonata coalizione di centrosinistra pregustò dunque una storica vittoria alle politiche che gli fu strappata di mano proprio dalla discesa in campo del Cavaliere. 

Ma per quanto si dia importanza a tanti elementi, dalla popolarità di Berlusconi, al suo potere mediatico, alla novità di Forza Italia, forse a farlo vincere è stata proprio l’intuizione di riunire intorno a sé una coalizione fino a poco prima impensabile.

Due partiti che per ragioni differenti non erano considerati come forze di governo, come l’Msi e la Lega, forza quest’ultima ritenuta un movimento nordista di protesta, vennero “sdoganati”, usando un termine molto in voga all’epoca, e trasformati in partiti di una coalizione che sembrava eterogenea ma si candidava a tutti gli effetti a governare il Paese, con Forza Italia – nata con l’ambizione di essere un partito liberale di massa – a fare da collante tra tradizioni politiche diverse. 

Quello che lì per lì sarebbe potuto sembrare un patto di comodo, non solo portò Berlusconi a Palazzo Chigi nel 1994, ma di lì a poco si sarebbe trasformato in una realtà consolidata della politica italiana, soprattutto dopo la cosiddetta svolta di Fiuggi che avrebbe trasformato definitivamente l’Msi in Alleanza Nazionale così da fargli indossare una volta per tutte l’abito di partito di governo. 

Dal 1994, tranne che per il giro di valzer in solitaria della Lega nel 1996, il centrodestra è stato sempre lo stesso. Sono cambiati i nomi e il formato dei partiti, sono cambiati i leader e i protagonisti, sono cambiati i rapporti di forza, ma ogni volta che gli italiani sono stati chiamati al voto hanno sempre saputo che il centrodestra sarebbe stato formato da una gamba berlusconiana, una sulla scia di An (queste due unitesi provvisoriamente nel Popolo delle Libertà tra il 2008 e il 2013) attualmente rappresentato da Fratelli d’Italia e la Lega, in formato nordista bossiano o nazionale salviniano che fosse. Una realtà quanto mai stridente rispetto al centrosinistra, condannato volta dopo volta a mettere in piedi cantieri, aprire dialoghi, porre fondamenta per alleanza mai scontate e spesso variabili. 

Collante
Il punto cardine del centrodestra italiano è stato proprio Forza Italia, in grado di unire forze come An e la Lega che fino al 1994 sembravano irrimediabilmente incompatibili. Il nuovo partito costituito da Berlusconi volle fondarsi su un programma liberale di massa, ma al di là delle idee intorno a cui fu creata attirò intorno a sé un elettorato quantomai eterogeneo unito principalmente dal riconoscersi nella figura di Silvio Berlusconi.

Questo ha senz’altro contribuito a una forma di personalizzazione della politica e a una conseguente polarizzazione sviluppatasi sempre intorno a Berlusconi. Personalizzazione e polarizzazione, due fenomeni che negli anni successivi sarebbero gradualmente emersi in molti Paesi del mondo, complice anche lo sviluppo tecnologico che ha reso la società più veloce, i messaggi più diretti e la politica più legata ai leader che ha programmi complessi. 

Il ruolo centrale di Forza Italia nella coalizione non è stato solo quello di partito di Berlusconi, ma è stato un vero e proprio contrappeso per tutte le forze del centrodestra. Forza Italia ha bilanciato in molti casi le posizioni nordiste ed euroscettiche che i diversi alleati hanno portato avanti in alcune occasioni, ha mediato e filtrato le legittime ambizioni degli alleati di prendere le redini della coalizione.

Non ha mai saputo però nominare un delfino, tra voci di palazzo, nomi bruciati e corse andate male, finché nel 2018 un Berlusconi sempre meno in prima linea non ha visto Forza Italia venire per la prima volta superata alle urne da un alleato, la Lega di Salvini, e nel 2022 è addirittura arrivata terza in un centrodestra vincente e ormai a guida Meloni. 

Incognite
Ora, senza Berlusconi, molti si chiedono cosa succederà, se esisterà un futuro per Forza Italia. Chi vivrà vedrà, ma la questione di base è una: Forza Italia è prima di tutto il partito del Cavaliere, una forza talmente legata a lui da non essere immaginabile, nella forma in cui l’abbiamo conosciuta, come guidata da qualcun altro. Forse proprio per questo la ricerca di un erede politico è stata qualcosa che negli anni ha accarezzato il surreale e il fantascientifico senza mai trovare il nome giusto. 

Ma se Forza Italia senza Berlusconi rischia di non funzionare più, con essa anche il centrodestra, una creatura strettamente berlusconiana, rischia di non reggere nella forma in cui l’abbiamo conosciuto, con Giorgia Meloni e Matteo Salvini che potrebbero perdere il loro principale contrappeso e una maggioranza che rischia di riaprire le proprie lotte a fronte di quella che sarebbe a tutti gli effetti una destabilizzazione.

D’altronde, se c’è una cosa che sia Salvini che la Meloni hanno dimostrato è stato proprio non aspettare l’investitura di Berlusconi per prendersi la guida del centrodestra. Vedremo, nel caso, se anche stavolta riusciranno a prendere in mano la situazione, e se quella formula nata nel 1994 è ancora valida o dovrà, in qualche modo, essere modificata.

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