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L’estate e l’altra faccia delle città: un’occasione per riscoprire gli spazi e reinventarli

Non tutti i romani amano trascorrere i mesi estivi nella propria città, ma chi per un motivo o per l’altro si trova a farlo assiste a un panorama diverso da quello che è abituato a conoscere. In questa estate può purtroppo suonare beffardo parlarne: l’epoca della lunga villeggiatura estiva sembra superata da tempo, molti uffici rimangono operativi fino a ridosso di Ferragosto, e non da ultimo il potere d’acquisto degli italiani non è purtroppo lo stesso di altre epoche, specialmente alla voce “vacanze”.

Vacanze che a Roma continuano a fare tanti turisti stranieri, noncuranti di un caldo da cui tanti nostri conterranei cercano di fuggire e che quest’anno, per alcuni giorni, ha toccato vette elevate. E mentre i turisti scoprono i monumenti più famosi, i tanti romani che restano per scelta o per necessità, con rimpianto e rassegnazione o felici di godersi questo momento, possono andare a scoprire Roma sotto altri punti di vista. Perché, se nelle nostre città d’arte nel mezzo dell’estate i principali monumenti sono territorio frequentato quasi esclusivamente da turisti, sono altri i segmenti urbani che, caldo permettendo, si possono scoprire.

Una volta nelle città italiane ad agosto era il deserto dei Tartari. Oggi le cose sono diverse, ma in molte zone gli uffici sono chiusi, le strade si fanno silenziose e si svuotano, e si può girare la città con maggiore calma e spensieratezza godendosi punti di vista differenti. Si può passare nel silenzio di un quartiere, godersi la brezza serale, sentire che tacciono i clacson e le auto e il rumore principale è quello del vociare dei clienti dei tavoli all’aperto di un ristorante. Si possono notare meglio facciate di chiese e di palazzi, ci si può accorgere di dettagli che non avevamo mai notato pur passandovi davanti centinaia di volte.

L’estate, per chi rimane anche solo per un periodo, è il momento per riscoprire le nostre città e accorgersi meglio di alcuni loro aspetti, ma anche immaginare come potrebbero essere sotto altri. Si potrebbe cercare di disegnare gli spazi in cui viviamo più a misura d’uomo senza costringerci troppe volte a vite frenetiche e stressanti, e il cambio di prospettiva cui assistiamo deve essere uno stimolo in questo senso. Il nostro benessere, infatti, passa anche da come sono disegnate le nostre città e come funzionano i servizi.

Forse non è quella di contemplare la propria città la spensieratezza che molti immaginano per l’estate. L’auspicio è che partire, che sia ad agosto o in un altro momento dell’anno, sia qualcosa cui gli italiani non debbano mai rinunciare per cause di forza maggiore, anche se troppe vicissitudini negli anni hanno costretto a rinunce e sacrifici. Perché godersi questi aspetti delle proprie città in piena estate non deve essere un modo per ingoiare un amaro calice, ma un modo per apprezzare lati diversi del luogo in cui si vive e che spesso conosciamo meno di quanto pensiamo.

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