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Come sarà la scuola nel 2050

Torna a suonare la campanella. Dopo la fine delle vacanze estive, si rinnova il rituale del rientro a scuola. Per studenti e insegnanti, l’anno scolastico appena iniziato sarà caratterizzato da importanti novità.

Prosegue, ad esempio, la sperimentazione dei percorsi di scuola superiore quadriennale. Dopo licei e istituti tecnici, da questo settembre partono anche alcune decine di classi di istituti professionali di quattro anni.

Entra inoltre in vigore la circolare del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara sull’uso degli smartphone in classe, vietati per gli studenti, salvo necessità didattiche. Cambia poi il voto di condotta, che farà media anche nelle scuole secondarie di primo grado e conterà per i crediti della Maturità.

Ma l’innovazione più significativa è quella dell’introduzione di 40mila tutor e 10mila orientatori per i ragazzi delle superiori. Un piccolo esercito di docenti, con lo scopo di aiutare gli studenti in difficoltà e far emergere i loro talenti. Lavoreranno nelle classi terze, quarte e quinte.

Ma come sarà la scuola del futuro? I nostri figli e nipoti useranno ancora zaini, quaderni, penne e matite? Domande a cui prova a dare una risposta un report di GoStudent, piattaforma di ripetizioni online leader al mondo, analizzando l’impatto della tecnologia sull’istruzione, per tentare di prevedere come e in cosa cambierà la scuola entro il 2050. Poco meno di 30 anni, durante i quali la tecnologia rivoluzionerà molti ambiti, tra cui quello dell’insegnamento.

Cambia tutto

Il report, dal titolo “La fine della scuola come l’abbiamo sempre conosciuta: il mondo dell’istruzione nel 2050”, è stato realizzato insieme alla nota professoressa e futurista Tracey Follows. L’apprendimento, secondo le principali previsioni che emergono dallo studio, sarà sempre più immersivo e personalizzato, grazie all’integrazione dell’Intelligenza Artificiale. I test genetici, inoltre, permetteranno di intercettare i talenti del singolo studente e le materie in cui ognuno è più portato.

L’insegnamento, quindi, sarà adattato in base agli interessi e alle propensioni dei ragazzi. Le traduzioni linguistiche avverranno in tempo reale e di persona, e i professori potranno concentrarsi non solo sulle nozioni da impartire, ma anche sulla salute e il benessere dei loro studenti. Cambieranno infine le lezioni, che non saranno solo dal vivo, ma anche in modalità totalmente immersiva.

D’altronde andiamo verso un mondo in cui la tecnologia avrà un ruolo sempre più centrale e sarà alla base di qualunque lavoro. Per questo i giovani dovranno avere una conoscenza trasversale di materie come l’informatica e la programmazione.

Gli studenti italiani sembrano ben disposti nei confronti di queste novità, visto che il 79% degli intervistati dal report vorrebbe più tecnologia nei programmi di studio. Anche i genitori si rendono conto del potenziale di questi strumenti applicati alla scuola: il 69% del campione ha mostrato particolare interesse nei confronti dell’uso del Metaverso per scopi educativi.

“Siamo sull’orlo di un’esplosione tecnologica che cambierà il modo in cui opera il mondo intero. L’istruzione sarà l’epicentro di questo cambiamento. Il passaggio all’apprendimento immersivo, alla personalizzazione basata sull’intelligenza artificiale e al monitoraggio continuo è destinato a rivoluzionare il modo in cui apprendiamo”, ha dichiarato Tracey Follows, visiting professor in Digital Futures and Identity, la quale, come detto, ha realizzato questo report insieme a GoStudent.

“Il progresso tecnologico avrà un profondo impatto sul modo in cui fruiamo delle informazioni, attraverso la continua implementazione dell’apprendimento ibrido, l’introduzione dell’istruzione potenziata dall’Intelligenza Artificiale (IA) e il sempre più ampio utilizzo della realtà virtuale”, spiega Felix Ohswald, co-fondatore e CEO di GoStudent. “Questi nuovi formati aiuteranno studenti e insegnanti a trarre il massimo da programmi di apprendimento sempre più personalizzati. Cambierà anche ciò che studiamo. Con le nuove tecnologie crescerà la domanda di nuove competenze, e per i programmi scolastici sarà fondamentale restare al passo con le necessità della società”.

Possiamo quindi già dire che, secondo questo studio, il rituale del ritorno a scuola che molti giovani stanno compiendo in questi giorni, per come lo conosciamo, presto sarà solo un lontano ricordo. “È infatti probabile che, quando gli attuali studenti saranno a loro volta genitori o nonni, lo stesso sistema dei trimestri e quadrimestri sarà del tutto superato”, aggiunge la futurologa Follows.

Di decennio in decennio

Se qualsiasi impiego in futuro sarà sempre più correlato con la tecnologia, c’è da dire che il 50% degli studenti italiani della Generazione Z pensa che attualmente la scuola da sola non lo stia preparando al lavoro dei suoi sogni. Per questo è interessante capire come l’impatto tecnologico cambierà la struttura dell’istruzione. Il report fornisce quindi una previsione nel corso dei decenni, fino ad arrivare alla fatidica soglia del 2050.

Gli anni Venti sono caratterizzati dall’ingresso dell’IA nel mondo della scuola, principalmente per funzioni di assistenza. Saranno la digitalizzazione e i dati a caratterizzare questo periodo, mentre la comunicazione si allontanerà dalla parola scritta per adattarsi a uno stile sempre più ‘basato sulle immagini’ e orale.

Negli anni Trenta del Duemila l’IA avrà un ruolo ormai attivo nell’istruzione, sarà in grado di portare a termine determinati compiti e comunicherà al nostro posto quando ci mancherà il tempo per farlo. Gli anni Quaranta saranno invece dominati dalla realtà virtuale, permettendo un apprendimento immersivo, fino a plasmare la vita di tutti i giorni.

E arriviamo agli anni Cinquanta. In questo decennio le interfacce neurali diventeranno realtà. Di conseguenza, le conoscenze saranno accessibili in modo diretto e immediato, e forse sarà addirittura possibile scaricarle direttamente nel nostro cervello.

Personal coach

Nei prossimi anni, fattori come l’integrazione dell’IA e l’evoluzione delle modalità di fruizione delle informazioni da parte degli studenti si rifletteranno in profondi e rapidi cambiamenti del modo in cui si studia.

In particolare, l’apprendimento diventerà continuo e non legato a singoli episodi e la programmazione delle lezioni, secondo le previsioni di GoStudent, diventerà obsoleta. Il tradizionale calendario scolastico non esisterà più, perché la tecnologia permetterà di integrare moltissimi aspetti dell’istruzione in altri ambiti della vita.

Al tempo stesso cambierà il ruolo degli insegnanti, che diventeranno come personal coach, e assumeranno il compito di guidare gli studenti affiancandosi all’assistenza fornita dall’Intelligenza Artificiale. Persino la classe fisica per come la conosciamo, sottolinea il report, non esisterà più.

Tra le novità più significative che vengono previste da questo studio c’è sicuramente quella di un’istruzione sempre più personalizzata. L’IA, combinata con la genetica, sarà in grado di identificare le attitudini e le capacità di ogni discente.

Per gli allievi potrebbe diventare obbligatorio studiare almeno una materia per la quale il DNA indica una predisposizione a eccellere. Le analisi basate sul proprio DNA, combinate con test psicometrici, potrebbero determinare talenti o ruoli per i quali i ragazzi hanno una naturale propensione. In questo modo gli studenti verranno raggruppati per competenze e non per età.

Le competenze linguistiche non rappresenteranno più un ostacolo nell’entrare a far parte di un programma, poiché tutte le lezioni verranno automaticamente tradotte in tempo reale sia per gli insegnanti che per gli studenti, permettendo così a bambini e ragazzi che parlano lingue diverse di fruire degli stessi contenuti nell’ambito della lezione.

L’apprendimento, come accennavamo, sarà sempre più immersivo. Gli allievi avranno l’opportunità di studiare astronomia su un’astronave, paleontologia su un’isola di dinosauri, e di scoprire la vita sottomarina oceanica, rendendo così obsoleta la classe fisica. I ragazzi potranno seguire le lezioni di famosi scienziati e storici del passato ricreati in forma digitale dall’IA, che continueranno così a insegnare alle generazioni future.

Un modo questo per rendere l’istruzione più democratica e per tutti, consentendo l’accesso anche a chi al momento è escluso dall’insegnamento di alto livello a causa della lontananza geografica o delle elevate tasse universitarie.

Il report poi prevede che le valutazioni scolastiche non saranno più basate su verifiche ed esami, ma sulle prestazioni. Ci saranno pause personalizzate e flessibili durante il corso dell’anno in base allo stato di salute mentale dello studente.

Diremo addio anche al classico curriculum vitae, che sarà sostituito da un portfolio digitale, capace di dimostrare le qualifiche acquisite. Inoltre, dispositivi indossabili come cuffie, auricolari e occhiali saranno dotati di sistemi neuro-tecnologici integrati in grado di monitorare la salute cognitiva, e in particolare parametri come distrazione, concentrazione e prestazioni, per riconoscere quando lo studente è mentalmente sovraccarico.

Nel 2050, dunque, l’apprendimento sarà un vero e proprio stile di vita, non relegato solo agli anni e allo spazio fisico della classe scolastica. Ad esempio, se una persona dovesse avere necessità di parlare giapponese durante un viaggio, potrà usufruire delle traduzioni in tempo reale dell’IA, e parlare così una lingua che non ha mai studiato.

L’apprendimento, secondo questo report, avverrà molto meno sui libri, e molto di più attraverso una comunicazione orale che incorporerà dimostrazioni uditive e visive. Fra trenta anni, in conclusione, potrebbero non esserci più classi numerose e lezioni programmate in ordine cronologico, ma piani personalizzati su ogni studente, grazie ai test del DNA, per far emergere ed esaltare il proprio talento.

Parola ai docenti

Abbiamo chiesto ad alcuni professori un loro punto di vista sulle previsioni contenute nel report che qui abbiamo esplicitato. “Sull’uso della tecnologia nella scuola del futuro il punto decisivo non è quanto verrà utilizzata, ma come. È più tecnologico e quindi moderno sfruttare tutte le potenzialità dell’IA per l’insegnamento o decidere di darsi appuntamento in spiaggia per fare una lezione?”, chiede provocatoriamente il professor Michele Fianco, docente di Lettere a Roma.

“Concordo sul fatto che si va verso una personalizzazione sempre più accentuata dell’apprendimento. Fino a qualche anno fa si presupponeva che gli studenti avessero gli stessi ritmi, ora si prende in considerazione il singolo ragazzo, cercando di adattare i contenuti e gli obiettivi al proprio stile di apprendimento. Ogni studente viene incoraggiato a mettersi in ottica metacognitiva, cioè imparare ad apprendere, per essere poi più autonomo nei vari ambiti della vita”, sottolinea Chiara Monachello, docente precaria di Roma, anche lei di Lettere.

“Questa personalizzazione può essere agevolata dalla tecnologia, ma l’importante è come si insegna, e non solo con quale mezzo. Il docente ha il ruolo di portare il giovane a capire qual è il proprio modo di apprendere”, aggiunge la professoressa.

“Dal punto di vista didattico, gli studenti vengono messi sempre più di fronte ai cosiddetti compiti di realtà, cioè si chiede di replicare in aula una situazione che può verificarsi nella realtà quotidiana. Ad esempio l’organizzazione di un tour dei Paesi che si sono studiati in geografia, o un podcast su questioni dibattute di grammatica, come l’uso dello schwa. Chiaramente la tecnologia, come la realtà immersiva, in tal senso può essere d’aiuto. Ma non si può prescindere dalle nozioni, che devono essere utilizzate per sviluppare competenze concrete”, sottolinea Monachello. “Sul possibile impatto che avrà la tecnologia, c’è da dire che ad oggi la scuola italiana è piuttosto indietro, e in molti casi mancano strumenti fondamentali come le lavagne digitali o i computer. Per arrivare a traguardi come i test del DNA servono investimenti ingenti, per cui prima bisognerebbe garantire a tutte le scuole almeno una tecnologia di base”.

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