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Stellantis cambia marcia: impiegato di Mirafiori licenziato per “scarso rendimento”

Non era mai accaduto. Neanche ai tempi di Sergio Marchionne, uno che alla produttività ci teneva parecchio. C’è voluto il passaggio da Fiat a Stellantis per arrivare a tanto: un lavoratore licenziato per «scarso rendimento». 

I fatti risalgono alla fine dello scorso mese. Siamo intorno al 20 settembre e agli Enti Centrali di Mirafiori, gli uffici torinesi che riuniscono impiegati, amministrativi e tecnici, è una giornata come tutte le altre. Carlo (nome di fantasia) è un tecnico di produzione addetto allo stampaggio: ha più di cinquant’anni e lavora qui da più di trenta. A un certo punto entrano nella stanza gli agenti della sorveglianza: vanno dritti di lui, gli dicono due parole, lo invitano a lasciare i locali e lo accompagnano all’uscita. Che sarà mai successo?

Carlo riceve una lettera di contestazione in cui gli viene genericamente rimproverato uno «scarso rendimento», che l’azienda avrebbe per giunta riscontrato non in tempi recenti ma negli ultimi nove anni.

L’impiegato non riesce a crederci: in tutta la sua carriera professionale è la prima volta che riceve una lettera di contestazione, né gli sono mai stati recapitati richiami verbali o scritti. Sulla Plm (Performance Leadership Monitor), una scheda di valutazione interna in base alla quale Stellantis decide o meno di riconoscere un premio ai propri dipendenti, Carlo ha sempre preso 4 su 9, punteggio che non dà diritto al bonus di risultato ma che corrisponde comunque alla sufficienza. 

Dopo la lettera di contestazione, il lavoratore – temporaneamente sospeso – ha cinque giorni di tempo per fornire le proprie spiegazioni all’azienda. Non è iscritto a nessun sindacato, ma decide di rivolgersi alla Fiom-Cgil per farsi affiancare in questi scambi di comunicazioni con la dirigenza.

Il 25 settembre, tuttavia, arriva la notizia ferale: all’impiegato viene notificata la lettera di licenziamento per aver fornito una prestazione giudicata dai suoi referenti gerarchici come «insufficiente» e «inadeguata». Il provvedimento è stato impugnato, ma intanto Carlo è fuori. A più di cinquant’anni, da un giorno all’altro, si ritrova senza un lavoro.

Gianni Mannori, responsabile Stellantis per la Fiom torinese, è sicuro: «Questo licenziamento senza precedenti non ha alcun appiglio di nessun genere. Non ci sono parametri produttivi che possano quantificare la prestazione di un impiegato tecnico, non ci sono elementi oggettivi per dire che il suo rendimento sia stato scarso. Fra l’altro, qui parliamo di un periodo di nove anni: se ci sono nove anni di scarso rendimento, allora, prima di questo dipendente, forse avrebbero dovuto essere licenziati tutti i suoi responsabili avuti nel corso del tempo. No?».

Peraltro la vicenda non è isolata. A Mirafiori c’è almeno un secondo lavoratore che ha ricevuto un’analoga lettera di contestazione. In questo caso tuttavia il dipendente – malato oncologico – ha schivato il licenziamento.

Secondo Mannori, dietro c’è «la volontà da parte dell’azienda di intimorire i lavoratori, soprattutto nell’ambito tecnico, commerciale e amministrativo».

Occorre ricordare che negli ultimi due anni Stellantis ha avviato a Mirafiori un maxi-piano di uscite incentivate al quale finora hanno già aderito 7.500 addetti.

«Anche le modalità, il fatto di andare a prelevare l’impiegato coi vigilantes come se avesse rubato, ci fanno pensare che questo licenziamento sia stato fatto per dare un segnale agli altri: tutti possono essere licenziati. Significa che tutti possono essere pressati per accettare un incentivo all’esodo o uno spostamento di reparto».

La Fiom, congiuntamente con gli altri sindacati, ha chiesto all’azienda un incontro chiarificatore che dovrebbe tenersi in questi giorni (nel momento in cui scriviamo – 9 ottobre – non è ancora avvenuto). Dopodiché, spiega Mannori, «valuteremo le azioni per contrastare questa pratica».

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