Chi è Peter Thiel, il tecno-crociato dell’IA trumpiana

Nel club oligopolistico dei miliardari di Big Tech, ogni membro ha la propria visione del mondo e degli affari, ma nessuno vanta la prospettiva filosofica di Peter Thiel. Il co-fondatore e presidente di Palantir, una delle società di analisi dei dati più vicine al Pentagono, sostiene l’Amministrazione Trump non solo perché ritiene che gli convenga dal punto di vista economico e normativo ma anche sulla base di convinzioni ideologiche maturate studiando intellettuali come Carl Schmitt, Leo Strauss e René Girard. È raro sentirlo parlare di fatturati o di partnership aziendali: molto più frequenti, nei suoi discorsi, sono le riflessioni sulla religione o la storia.

Il mese scorso Thiel è stato a Roma – invitato dall’associazione cattolica Vincenzo Gioberti – per tenere alcune conferenze a porte chiuse su un tema almeno apparentemente inquietante: l’Anticristo.

Una biografia non etichettabile

Nato 58 anni fa a Francoforte e cresciuto tra l’Ohio, il Sudafrica e la Namibia (suo padre, tedesco, era un ingegnere chimico nel settore minerario), il tecno-ideologo della destra trumpiana oggi vive a Los Angeles e si descrive come un «libertario» e un «cristiano ortodosso con la o minuscola». 

Viene da una famiglia evangelica luterana, eppure è con sprezzo che definisce la cultura woke «una forma estrema di cristianesimo». E, in opposizione alla vita intesa come dono di Dio, ha stipulato un contratto per farsi ibernare al momento del decesso («Il problema della morte si può negare, accettare o combattere. Io preferisco combatterlo»).

Tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta si è laureato in filosofia e giurisprudenza alla Stanford University, in California, dove ha fondato un giornale universitario – tuttora esistente, The Stanford Review – ferocemente critico nei confronti del politically correct. Ma quando nel 2007 un blog irriverente, Gawker.com, ha rivelato la sua omosessualità, Thiel ha finanziato una serie di cause legali che hanno successivamente costretto la testata a chiudere.

L’imprenditore è sposato da quasi nove anni con il banchiere Matt Danzeisen (ex Blackrock): la coppia ha fatto ricorso alla maternità surrogata e oggi ha due figlie piccole, alle quali i genitori concedono di stare davanti agli schermi per non più di un’ora e mezza alla settimana. Peraltro, secondo diverse ricostruzioni giornalistiche, Thiel ha avuto anche una lunga relazione extra-coniugale con il modello Jeff Thomas, morto suicida nel marzo 2023 a 35 anni: sulla vicenda è calato un imperscrutabile silenzio.

Il personaggio – 87esimo uomo più ricco del mondo con un patrimonio da 29 miliardi di dollari – sfugge alle etichette. Nelle sue conferenze passa con disinvoltura dalla Bibbia ai videogiochi e dalla geopolitica alle teorie del complotto. 

Da ragazzo era un campione di scacchi e dice di aver letto “Il Signore degli Anelli” più di dieci volte. È proprio dalla saga fantasy di J.R.R. Tolkien che deriva il nome della sua azienda più importante, Palantir, che nel romanzo è il nome delle pietre veggenti utilizzate da eroi e sovrani per ottenere informazioni strategiche. Allo stesso modo, oggi Palantir Technologies sviluppa software che aiutano aziende e governi ad analizzare moli elevate di dati utili a prendere decisioni informate. 

Come Thiel ha fatto i soldi

Thiel ha fondato la società nel 2003 insieme ad Alex Karp, suo ex collega alla Stanford Law School (ancora oggi è l’amministratore delegato). Presto si aggiunsero a loro gli informatici Stephen Cohen, Nathan Gettings e Joe Lonsdale. Quest’ultimo, che all’epoca aveva solo 20 anni, aveva conosciuto Thiel pochi anni prima, quando era uno stagista a PayPal, l’infrastruttura dei pagamenti elettronici che lo stesso Thiel aveva contribuito a far nascere assieme a un manipolo di altri visionari della tecnologia tra cui Elon Musk.

Nel 2002 PayPal fu venduta a eBay per la cifra monstre di 1,5 miliardi di dollari e i venditori utilizzarono il malloppo incassato per dar vita ad alcune compagnie che negli anni a venire si sarebbero rivelate tra le più influenti della Silicon Valley (tanto che quel gruppetto di tecno-imprenditori venne poi ribattezzato la «PayPal Mafia»). 

Thiel investì una parte dei soldi in una nuova piattaforma online che stava nascendo, Facebook (rimarrà nel consiglio d’amministrazione fino al 2022), mentre il resto servì a costituire Palantir Technologies. 

L’azienda, che mosse i primi passi anche grazie ai finanziamenti ricevuti da In-Q-Tel, fondo di venture capital associato alla Cia, oggi è quotata in borsa al Nasdaq e ha una capitalizzazione pari a 350 miliardi di dollari. Inizialmente la sede era a Palo Alto, nel cuore della Silicon Valley, poi è stata trasferita prima a Denver e ora – poche settimane fa – a Miami.

Poco più di metà dei ricavi realizzati da Palantir negli Stati Uniti provengono dal Governo federale, con cui la compagnia collabora da oltre quindici anni, affiancando tra gli altri il Pentagono in diversi teatri di guerra e l’Ice nelle sue controverse spedizioni contro gli immigrati irregolari.

«Al centro della nostra missione c’è il supporto alle società liberaldemocratiche e ai loro alleati», si legge sul sito web dell’azienda, che negli ultimi anni, da semplice fornitore esterno, si è via via addentrata nelle maglie dell’Amministrazione fino a diventare parte integrante degli apparati di sicurezza nazionale.

Il rapporto con Trump e Vance

Il legame tra Peter Thiel e Donald Trump si è saldato a partire dal 2016, quando l’uomo dei big data – già membro del consiglio direttivo del Gruppo Bilderberg e già donatore del Partito repubblicano – ha appoggiato il tycoon nella sua prima corsa alle presidenziali, poi vinta, contro Hillary Clinton.

Tuttavia il primo mandato di Trump alla Casa Bianca è stato una delusione, per Thiel. «Non riuscivano a far funzionare nemmeno gli elementi più basilari del governo», dirà in seguito.

Alle elezioni del 2020 il co-fondatore di Palantir è rimasto in disparte, ma nel 2022 è tornato in campo, sponsorizzando con 15 milioni di dollari la candidatura al Senato di J.D. Vance, ex dipendente del suo fondo d’investimento Mithril Capital (nome che è un altro omaggio a Tolkien: ne “Il Signore degli Anelli”, il mithrill è un metallo prezioso). È stato Thiel a presentare Vance a Trump.

Prima delle ultime presidenziali, l’imprenditore del digitale ha confidato all’amico Musk: «Se Trump non vince, voglio andarmene dal Paese». La risposta è stata angosciante, dal loro punto di vista: «Non c’è nessun posto dove andare».

Alla fine, non c’è stato bisogno di esaminare il mappamondo: il tycoon ha sconfitto Kamala Harris, Vance è diventato vicepresidente e un altro uomo di fiducia di Thiel, David Sacks, anche lui ex PayPal, è stato nominato dalla Casa Bianca «zar delle criptovalute» (incarico a tempo, scaduto pochi giorni fa).

L’Anticristo secondo Thiel

Thiel – che sarà anche tra i principali donatori dei candidati repubblicani alle elezioni di mid-term – interpreta il suo interventismo sulla politica degli Stati Uniti come parte di un disegno più grande: il contrasto a una minaccia oscura che incombe sul mondo, l’Anticristo. 

Per comprendere il Thiel-pensiero bisogna tornare ai suoi anni di studio a Stanford, quando il futuro miliardario di Big Tech era un allievo del filosofo cattolico francese René Girard, padre della “Teoria mimetica”. Secondo tale concezione, il desiderio umano è imitativo: le persone desiderano ciò che desiderano gli altri. Così si genera conflitto, perché tutti gli individui tendono a volere le stesse cose. E le società risolvono queste tensioni individuando un capro espiatorio contro il quale scaricare tutti i problemi. Per Girard, Cristo rappresenta il capro espiatorio definitivo, ma con una funzione particolare: non tanto una vittima ingiustamente accusata, quanto colui che rivela il meccanismo della violenza mimetica. Questo smascheramento è l’Apocalisse.

Per Thiel, la teoria di Girard è il contesto ideale di fondo su cui si innesta il pericolo dell’Anticristo, che prende potere proprio grazie alle dinamiche apocalittiche. 

Qui il co-fondatore di Palantir è influenzato dagli scritti di un altro intellettuale: il teologo russo Vladimir Solov’ëv, vissuto nella seconda metà dell’Ottocento, secondo il quale l’umanità sarà sedotta da un apparente superuomo, che avrà le sembianze del Bene ma dietro cui si celerà il Male. È l’Anticristo. Solov’ëv arriva a ipotizzare la costituzione di un governo mondiale che prometterà «pace e sicurezza» ma che potrebbe diventare lo strumento dell’Anticristo: qualcosa che ricorda molto da vicino l’astiosità dell’attuale destra sovranista rispetto al multilateralismo delle Nazioni Unite. 

A questo punto entra in gioco un terzo ideologo di riferimento di Thiel: Carl Schmitt. Il giurista tedesco, noto anche per aver appoggiato il nazismo di Adolf Hitler, reinterpreta in chiave moderna la figura biblica del Katechon, ossia – letteralmente – la «forza che trattiene» l’Anticristo: nella concezione di Schmitt, il Katechon è incarnato dagli Stati sovrani, l’autorità politica in grado di contrastare il caos. Ma questa forza è ambigua, perché non elimina del tutto il Male ma lo trattiene usando talvolta essa stessa la violenza.

Nel 2004, in occasione di una conferenza da lui stesso organizzata a Stanford, Thiel ha elaborato un saggio politico-filosofico dal titolo “Il momento straussiano”, omaggio al pensatore Leo Strauss, il quale – con un approccio critico verso la democrazia di massa – sosteneva che le verità fondamentali della politica e della moralità siano comprensibili solo da una élite ristretta. Thiel individua il momento straussiano – quello cioè in cui le verità vengono a galla – negli attentati dell’11 settembre 2001, che avrebbero messo a nudo i limiti dell’ordine liberale fondato sull’Illuminismo, cioè sull’idea che il conflitto tra gli esser umani possa essere risolto attraverso il contratto sociale.

Tra Bene e Male

Prima di venire a Roma, Thiel ha esposto le sue teorie sull’Anticristo in alcuni cicli di conferenze a San Francisco, Oxford e Cambridge. Gli incontri erano riservati, ma qualcosa è trapelato

Di fronte a platee rigorosamente selezionate, l’imprenditore ha affermato che, nella sua visione della storia, per cinquant’anni, dal 1949 al 1989, l’Anticristo è stato il comunismo e il Katechon è stato l’anticomunismo. Con la caduta del Muro di Berlino, dice, «la nostra parte, che credo fosse la parte giusta, ha sostanzialmente vinto. E alla fine non si è ottenuta una pace perfetta, ma più o meno una pace giusta».

Oggi, invece, «l’Anticristo è un luddista che vuole abolire la scienza» e può contare su «legionari» come «Eliezer Yudkowsky, Nick Bostrom e Greta Thunberg». I tre hanno in comune un approccio preoccupato rispetto ai destini che attendono l’umanità: se i primi due battono sulle possibili derive dell’Intelligenza artificiale, la terza insiste sugli scenari catastrofici della crisi climatica. Il «re malvagio» da contrastare, all’alba del terzo millennio, è rappresentato dunque dalle organizzazioni internazionali, dall’ambientalismo e da qualsiasi vincolo imposto all’avanzata della tecnologia, identificata come motore fondamentale del cambiamento sociale.

Secondo Thiel, ci sono dei parallelismi tra gli Stati Uniti odierni e la Germania degli anni Venti del secolo scorso, quella della Repubblica di Weimar, che fu il prologo del Terzo Reich, «dove il liberalismo è esaurito». E allora l’America oggi è al contempo «il candidato naturale per il Katechon e l’Anticristo, il punto zero dello Stato mondiale unico e il punto zero della resistenza allo Stato mondiale unico»: da un lato, «polizia del mondo» e culla del wokeismo; dall’altro patria del trumpismo e terreno fertile per gli sviluppi dell’IA. 

In questo senso, benché abbia criticato lo slogan «Make America Great Again», Thiel è senz’altro più vicino alle radici del modello «Maga» rispetto a Musk. Usando una sintesi un po’ brutale, si potrebbe dire che l’aspirazione di Musk è che l’umanità arrivi a conquistare Marte, mentre per Thiel conta essenzialmente perseguire l’interesse nazionale degli Stati Uniti sul pianeta Terra.

In questa logica, Palantir Technologies è in missione per conto del Katechon. È la crociata dei big data contro la venuta dell’Anticristo.

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