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Armi, asilo politico e aiuti dall’estero: ecco chi (e come) finanzia Hamas

Mentre circolavano le notizie dell’attacco senza precedenti compiuto da Hamas contro Israele, la maggior parte dei Paesi occidentali si sono schierati dalla parte dello Stato ebraico, a differenza di molte nazioni del Medio Oriente che si sono fatte avanti per sostenere Hamas. Il gruppo terroristico però non riceve solo elogi, ma veri e propri aiuti e finanziamenti dall’estero.

Chi è e come controlla la Striscia di Gaza
Hamas è l’acronimo di Harakat al-Muqawama al-Islamiyya, che significa Movimento di Resistenza Islamica ed è un gruppo radicale palestinese che, grazie al golpe del 2007, controlla la Striscia di Gaza – un territorio costiero di 360 km quadrati dove vivono più di due milioni di persone – e gestisce programmi sociali, guadagnando popolarità con l’istituzione di ospedali, scuole e altri servizi. Il movimento politico di ispirazione religiosa è stato fondato a Gaza nel 1987 da un imam, lo sceicco Ahmed Yassin, da Abdul Aziz al-Rantissi e Mahmud al-Zahar come braccio operativo dei Fratelli Musulmani egiziani, poco dopo l’inizio della prima Intifada, una rivolta contro l’occupazione israeliana dei territori palestinesi.

Il suo partito rivale è Fatah, che governa la Cisgiordania e che, al contrario di Hamas, ha abbandonato la lotta armata contro Israele. Hamas è considerata un’organizzazione terroristica da molti Paesi, compresa l’Unione europea, ed è di fatto un partito politico con posizioni di estrema destra: nel governare la Striscia ha applicato molti dei principi della legge islamica. Hamas fa parte di un’alleanza che include Iran, Siria e il gruppo Hezbollah in Libano, la quale si oppone non solo a Israele ma anche alle politiche statunitensi in Medio Oriente. Il suo rifiuto di riconoscere lo Stato ebraico è tra le ragioni per cui in passato ha respinto i colloqui di pace. Hamas e la sua ala armata, le Brigate Ezzedine al-Qassam, sono stati, negli ultimi trent’anni, tra i principali responsabili dei molti attacchi subiti da Israele. L’obiettivo è quello di liberare la Palestina storica e stabilire quindi uno Stato palestinese all’interno dei propri confini.

Il ruolo degli ayatollah
Nella giornata di domenica 8 ottobre, il presidente iraniano Ebrahim Raisi ha parlato con esponenti di Hamas, secondo Hindustan Times. Yahya Rahim Safavi, consigliere del leader supremo iraniano Ali Khamenei si è congratulato con i combattenti palestinesi, ha inoltre riferito il sito di notizie semi-ufficiale ISNA. «Saremo al fianco dei combattenti palestinesi fino alla liberazione della Palestina e di Gerusalemme», ha detto. La televisione di stato iraniana ha mostrato i membri del parlamento che si alzavano al grido: «Morte a Israele».

L’Iran è stato un generoso sostenitore di Hamas negli ultimi anni, attraverso ingenti aiuti finanziati e forniture militari, pertanto il rapporto tra i due è tutt’altro che nascosto: le recenti approvazioni degli attacchi amplificano il sostegno dell’Iran nel rafforzare Hamas e il suo alleato, Hezbollah. Sempre nella giornata di domenica, un portavoce di Hamas, Ghazi Hamad, ha reso noto che il movimento di resistenza islamica ha ricevuto sostegno nell’attacco a sorpresa e che questo «è motivo di orgoglio». Il portavoce ha aggiunto che anche altri hanno collaborato, senza però farne il nome. Il Wall Street Journal ha riportato – sulla base di dichiarazioni anonime di fonti israeliane e palestinesi, da prendere con cautela – che negli ultimi mesi i dirigenti di Hamas e degli altri gruppi armati che operano nella Striscia di Gaza, si sono incontrati con i membri della Forza Quds, la componente delle Guardie Rivoluzionarie (le forze militari iraniane) responsabile per le operazioni all’estero. L’ultimo incontro sarebbe avvenuto una settimana prima dell’attacco.

Anche il segretario di Stato americano Antony Blinken ha detto che non si hanno ancora prove che Teheran abbia diretto questo attacco in particolare. La fedele posizione dell’Iran è dovuta anche a un forte sostegno di Hamas e della Jihad Islamica nella lotta interna tra le fazioni palestinesi: in Cisgiordania e nei campi profughi palestinesi in Libano, dove governa Fatah, Hamas ha sempre più potere.

I rapporti con Ankara e Doha
I rapporti tra Ankara e il Movimento islamico di resistenza affondano le loro radici nel 2007, quando Hamas ha preso il potere a Gaza. I legami del governo turco con la Fratellanza Musulmana – un movimento islamico radicale fondato nel 1928 in Egitto – sono la base del rapporto con Hamas, che infatti si ispira al Movimento del Canale di Suez. Il supporto alla causa palestinese è stato funzionale per rafforzare l’immagine della Turchia agli occhi dell’opinione pubblica nei Paesi musulmani, specialmente a Gaza, dove viene vista come un modello di riferimento e dove Erdogan viene considerato un presidente di grande prestigio. 

Ma questo ha creato tensioni con Israele: nel corso degli ultimi dieci anni Ankara è stata accusata di aver dato asilo a diversi membri di Hamas, come confermato anche dall’ex incaricato d’affari israeliano in Turchia, Roey Gilad. Secondo un’indagine del Times, Hamas svolgerebbe inoltre attività di controspionaggio e di guerra cibernetica in un ufficio segreto a Istanbul. La Turchia ha sempre risposto alle accuse sostenendo che Hamas non è un’organizzazione terroristica ma un partito politico legittimo, «un movimento politico nato da una resurrezione nazionale», come definito da Erdogan.

La stretta relazione fra Ankara e Hamas e le dure condanne dell’operato delle truppe israeliane allo scoppio del conflitto a Gaza nel 2008 hanno incrinato ulteriormente i rapporti con Israele, sebbene la Turchia sia stato il primo Paese a maggioranza musulmana a riconoscerne la nascita nel 1949 e a cooperare in ambito militare con Tel Aviv. In seguito, numerosi politici turchi definirono Israele uno Stato terrorista che pratica l’apartheid e Netanyahu condannò quindi l’occupazione turca di Cipro Nord e le operazioni militari in Siria. In conclusione, le relazioni tra i due Paesi sono molto tese e influenzate dall’andamento del conflitto israelo-palestinese.

Chi ufficialmente non ha rapporti con Israele invece è il Qatar. Il ministero degli Esteri dell’Emirato ha affermato che lo Stato ebraico è il solo responsabile della continua escalation di violenza con il popolo palestinese e ha chiesto a entrambe le parti di mostrare moderazione, Doha però è anche il principale pilastro finanziario di Hamas per il governo della Striscia.

Il Partito di Dio
Il gruppo armato libanese Hezbollah, sostenuto dall’Iran, ha detto di aver lanciato razzi e artiglieria sul fronte settentrionale, in solidarietà con il popolo palestinese.

Non è la prima volta che Israele e Hezbollah si scontrano: nel 2006 sono entrate in guerra. Il timore è che sunniti (Hamas) e sciiti (Hezbollah) si possano unire in un unico grande fronte anti-israeliano.

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